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Lucca

Mirko Taccola con il cuore diviso a metà

Luca Tronchetti
Mirko Taccola con il cuore diviso a metà

A Pescara ha trovato la compagna della sua vita mentre a Lucca ha vissuto oltre dieci anni e aperto negozi

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Luca Tronchetti

LUCCA. In bilico tra Pescara e Lucca, due città, due squadre, due tifoserie che hanno segnato tappe di fondamentali importanza nella sua vita e nella sua carriera. Quindici partite e un gol in una sola stagione vissuta in B a Pescara dove ha trovato l’amore della sua vita e dove ogni anno passa lunghi periodi di relax, 49 presenze e due reti tra i cadetti con la Lucchese nel momento migliore della storia calcistica del club con una città-gioiello dove lui ha aperto due negozi e dove ha vissuto per dieci anni.

Per Mirko Taccola, 51 anni, pisano, difensore centrale che nel 1992 in maglia azzurra vinse un campionato europeo under 21, Pescara-Lucchese è una partita speciale. Oggi la pertica toscana fa l’allenatore. Guida il Riccione (campionato di Eccellenza dell’Emilia Romagna) primo in classifica con una partita in meno e imbattuto da inizio stagione: «Ce la sto mettendo tutta: vorrei ritagliarmi uno spazio nel calcio con questo nuovo ruolo».

Trent’anni fa l’approdo a Pescara. Chi ti segnalò ai dirigenti abruzzesi?

«Indossai la casacca biancazzurra per caso. In realtà la società voleva prendere un mio compagno, il terzino Simone Altobelli anche lui ventenne di belle speranze. Entrambi giocavamo in C1 nella Ternana e i dirigenti del Pescara vennero a vedere Altobelli nel match di campionato che giocammo a Francavilla a Mare. Giocai talmente bene che invece di prendere lui scelsero me».

Una stagione in chiaroscuro sul campo, un anno meraviglioso fuori.

«Vero, il Pescara, che faceva l’altalena tra A e B, non andò bene e Carlo Mazzone venne esonerato dopo una sconfitta interna con l’Ancona. In quella partita, che terminò 2-1 per i dorici, segnai il mio primo gol in serie B. Una rete inutile per salvare l’allenatore romano che fu sostituito da Giovanni Galeone, idolo locale. Il nuovo mister non mi vedeva proprio e così buona parte della stagione l’ho trascorsa in panchina. Ma in quel periodo ho conosciuto Gabriella. Lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento del centro. Era fidanzata e stava progettando il matrimonio. É stato un colpo di fulmine. E non c’è stata più partita. Visti e presi. Stiamo insieme da trent’anni. Segno che fu la scelta giusta».

A Lucca è stato in due circostanze. Come si è trovato lei cresciuto nel Pisa?

«Dovevo indossare la maglia rossonera già nella stagione 1991-92 con Marcello Lippi in panchina. Ero nel Pisa di Anconetani e volevo restare lì perché la squadra puntava alla serie A. Ma dopo aver detto di no a Lucca, Romeo e il mio procuratore Imborgia mi proposero l’Inter. Toccai il cielo con un dito perché mio padre era un grandissimo tifoso della Beneamata e quando firmai vidi nei suoi occhi la felicità di un bambino che mi porto ancora oggi dentro. Con i nerazzurri giocai sei partite di campionato e l’anno successivo, era la stagione 1993-94, firmai con la Lucchese diretta da Eugenio Fascetti. Una squadra costruita per provare ad andare in A, ma che, dopo un buon avvio, iniziò a perdere i colpi e finì undicesima. Sono poi tornato a fine 1997 quando in panchina c’era De Canio per dare una mano alla squadra che si salvò all’ultimo tuffo. Lucca per me è una città scrigno. Nella prima esperienza con la maglia rossonera all’ospedale Campo di Marte è nato mio figlio Niccolò che oggi ha 27 anni e ho gestito per anni il negozio “L’incantesimo” in via Beccheria. Per la mia famiglia è una città di fondamentale importanza dove vive anche il mio primo maestro di calcio: Massimo Morgia che mi lanciò nelle giovanili del Pisa dopo i primi calci nel Viola Club Calci ».

Quali differenze ha trovato nelle due tifoserie.

«I supporters del Pescara sono più casinisti e, almeno ai miei tempi, guardavano più al risultato che al gioco. A Lucca invece il tifoso è un po’ meno “caciarone” mantiene quei tratti di signorilità caratteristici della città ed è molto più esigente e attento ai particolari rispetto al tifoso pescarese. Ma sia a Pescara che a Lucca lo stadio era sempre pieno. Due tifoserie che trasmettevano calore e passione».

Ha giocato con Bruno Russo, artefice di questa ennesima rinascita rossonera.

«La Ruspa tiene a questi colori come nessun altro a Lucca. Un ragazzo eccezionale: esempio in campo e fuori del rettangolo verde. Nel 1993-94 eravamo molto legati e ci vedevamo anche con le moglie, entrambe in attesa del primo figlio. Ma di questa Lucchese conosco anche Vichi e Santoro che erano con me a Ponte a Moriano».

Come finisce Pescara-Lucchese?

«Gli abruzzesi sono in crisi di gioco e di risultati. Stanno deludendo le attese, c’è contestazione e Auteri rischia la panchina se il gruppo non reagisce con uno scatto d’orgoglio. Le condizioni ideali per i rossoneri di fare il colpaccio a parte che restino umili e concentrati. Come finisce? Dico un pareggio, mi dispiacerebbe se una delle due squadre dovesse soccombere».

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