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CALCIO SERIE C 

Lucchese, la rinascita di Fedato «Pagliuca top a livello tattico»

Luca Tronchetti
Lucchese, la rinascita di Fedato «Pagliuca top a livello tattico»

Per l’ex di turno i problemi fisici dell’anno scorso paiono un lontano ricordo e per l’attaccante il tecnico rossonero è a livello di Mihajlovic, Stroppa e Italiano

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Luca Tronchetti

LUCCA. «Non tornare dove sei stato bene». Una frase che nel calcio, e non soltanto nel calcio, diventa una caratteristica di coloro che tornano dove hanno vinto o comunque hanno fatto bene e non riescono più a ottenere gli stessi risultati. Uno stereotipo che non sembra appartenere a Francesco Fedato, 29 anni, veneziano di Mirano, che proprio dalla Lucchese nel campionato di Eccellenza (stagione 2011-12, la squadra, reduce dal secondo fallimento, si chiamava Fc Lucca 2011) era partito non ancora diciottenne, dopo aver disputato il settore giovanile nel Venezia, disputando una stagione con il botto: 27 presenze e 11 reti. E da lì aveva spiccato il volo per la serie B (Bari e Catania) arrivando in A con la Sampdoria per poi disputare tornei di livello a Modena, Livorno e Trapani. A gennaio 2021 eccolo a Gubbio con il suo mentore Vincenzo Torrente che lo aveva voluto e cresciuto a Bari. Ma le cose non vanno per il verso giusto e così a settembre rieccolo sgambettare al Porta Elisa chiamato da chi undici anni fa aveva intravisto le sue potenzialità facendolo arrivare a Lucca: il dirigente e totem rossonero Bruno Russo. E il tempo per Fedato sembra essersi fermato: 11 presenze e 4 reti, ma soprattutto leadership e personalità da vendere. Un trascinatore e punto di riferimento per i compagni.

A Lucca come d’incanto sono spariti tutti gli acciacchi.

«Sto bene. In questa città, con i compagni e con la tifoseria. Spesso nello spogliatoio ci domandiamo perché una città così bella e con un pubblico così affezionato sia arrivata a chiudere i battenti per tre volte nel giro di undici anni. E non riusciamo a darci una spiegazione. La Lucchese dovrebbe militare stabilmente in serie B e invece in questi ultimi vent’anni non riesce a trovare pace. Adesso con la possibilità di ristrutturare il Porta Elisa spero davvero che ci sia una svolta».

Domani c’è la trasferta insidiosa di Gubbio, la squadra che il 31 agosto lo ha ceduto in prestito alla Lucchese. Medita il gol dell’ex?

«Mi aveva voluto Torrente, ma purtroppo problemi muscolari hanno limitato il mio rendimento (17 partite e un gol). Nonostante tutto il club mi ha prolungato il contratto di un anno. Qualche dirigente però era titubante nei miei confronti. Così quando Bruno Russo ha iniziato a chiamarmi e a farmi chiamare. Alla fine ho deciso di tornare dove ero stato bene e a tengo ringraziare ancora una volta la Ruspa, un dirigente che non ti regala nulla, ma che riesce a darti la necessaria fiducia e a farti sentire importante. E poi c’è l’allenatore. Un martello».

A livello tattico come giudica Guido Pagliuca.

«Guardi non sono abituato all’adulazione e dico che il sergente di ferro Pagliuca è tra i tecnici più preparati tra quelli avuti. Se ho iniziato con il piede giusto lo devo a lui e al suo staff. E sa cosa le dico? Io avuto tecnici che allenano o hanno allenato in A come Mihajlovic, Stroppa e Italiano e dal punto di vista tattico e delle idee non sono affatto superiori a Pagliuca. Anzi, lui ha una marcia in più. Questa squadra per il gioco espresso doveva avere almeno 4-5 punti. Ma non ci lamentiamo. Il nostro obiettivo resta la salvezza. Se poi arrivano i playoff tanto meglio».

Come vive fuori dal rettangolo verde.

«Sto con la mia famiglia e mi godo il piccolo Tommaso, il mio tifoso più importante».

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