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IL DOPPIO EX 

Chini: «Occhio alla velocità dei rossoblù»

Luca Tronchetti

Il difensore che collezionò 89 presenze in campionato con la Lucchese ha visto gli allenamenti e le partite dei valdarnesi

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Luca Tronchetti

LUCCA. La Lucchese è stato il suo brodo primordiale, l’Aquila Montevarchi la compagine che gli ha fatto capire che sarebbe diventato un calciatore professionista. Giacomo Chini, ex difensore centrale, 43 anni tra 15 giorni, dopo aver lavorato per un decennio con mister Franco Lerda ricoprendo il ruolo di vice allenatore a Torino, Lecce, Vicenza e al Partizan Tirana, da due stagioni si è messo in proprio. Nel 2020-21 ha iniziato con la Chiantigiana, prima dello stop ai campionati dilettanti e quest’anno è alla guida della Fortis Juventus di Borgo San Lorenzo che milita in Eccellenza.

Come arriva a Lucca.

«Io e Nazzareno Tarantino eravamo allo Staggia Senese e arrivammo al settore giovanile della Lucchese grazie all’interessamento del compianto professor Alessandro Bianchi e dell’ex portiere Walter Ciappi. Vennero organizzate 3-4 amichevoli prima di decidere il mio trasferimento agli Allievi Nazionali. Ho poi giocato con la Primavera di Masi e ho debuttato in B a 19 anni con la maglia rossonera».

Montevarchi, passaggio fondamentale per la carriera.

«La Lucchese mi aveva ceduto in prestito. Prima ad Agliana in C2 e poi proprio a Montevarchi in C1. Arrivai a fine mercato a completamento della rosa. Giocavo con il contagocce anche in amichevole, ma alla prima di campionato si fa male il titolare e mister Arrigoni mi butta dentro dall’inizio. Morale? Gioco 32 partite su 34, il Montevarchi diventa la difesa meno battuta di tutti i campionati professionistici dalla A alla C2 e l’anno dopo resto alla Lucchese, appena retrocessa in C1. Ai miei ragazzi racconto sempre la mia storia. Non bisogna mai darsi per vinti anche se sei l’ultima riserva perché se ti fai trovare pronto prima o poi avrai l’occasione giusta per metterti in evidenza».

Lucca e Montevarchi, differenze e analogie.

«Il calore e la passione per la squadra è identica. Cambiano le dimensioni. A Lucca ai miei tempi c’erano 4-5mila spettatori di media, a Montevarchi 1500 massimo 2000. A Lucca ho ancora tanti amici tifosi: dal mitico Beppe Lorenzini ad Alessandro Innocenti oltre ai miei ex compagni di squadra Lele Baraldi e Bruno Russo».

A proposito: se lo aspettava Russo ai vertici della società?

«Non che potesse ricoprire il ruolo di presidente, ma che rimanesse all’interno del club ne ero certo. Lui e Paci, i veterani della mia Lucchese, erano davvero un esempio in quella società che era un modello da imitare per come era strutturata. C’era grande professionalità unita a un clima davvero familiare. Un’organizzazione pazzesca: anche noi giovani ricevevamo un rimborso spese. Ecco, nelle squadre di oggi manca uno come Russo che ti aiutava ad ambientarti, ma al contempo se alzavi la cresta ti metteva in riga facendoti rispettare le regole senza giri di parole. Adesso i “vecchi” sono troppo morbidi con i giovani e quando le cose non vanno per il verso giusto la situazione degenera».

Chi vince oggi al Porta Elisa?

«La Lucchese è favorita, ma deve stare molto attenta alla rapidità e all’aggressività dei valdarnesi. Una squadra giovane di corsa e di gamba con elementi molto interessanti come Jallow, Barranca, Amatucci, Tozzolo e tanti altri. Di sicuro non sarà una passeggiata di salute».

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