Il Tirreno

Lucca

LA PALLA AL’EX ROSSONERO 

Giovannini, il direttore che punta sui giovani

Luca Tronchetti

In dieci anni il Pontedera ha lanciato 48 ragazzi in categoria superiore: «Con la Lucchese è sempre una grande emozione»

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Luca Tronchetti

LUCCA. In dieci anni con il suo Pontedera ha lanciato 48 giovani calciatori che poi sono finiti in categorie superiori. E ora scommette su Milani, Shiba e Pretato, under 20 dall’avvenire assicurato. É grazie alle sue doti di talent scout se i granata, assieme ai giallazzurri apuani della Carrarese, hanno il maggior numero di partecipazioni consecutive negli anni Duemila al campionato di serie C. Paolo Giovannini per la settima volta dal 2014 a oggi affronta quella Lucchese che per tre anni è stata casa sua con due promozioni esaltanti dalla D alla Prima Divisione e un settimo posto in terza serie vanificato dal secondo crac della storia del club.

Direttore, gli 11 punti del Pontedera rappresentano il valore reale della squadra?

«É quanto ci aspettavamo e quanto meritiamo sul campo. Questa è una rosa formata da soli 7 over e tre dei quali (Mutton, Bakayoko e Espeche) in queste prime otto giornate non hanno potuto esprimersi con continuità perché vittime di infortuni. Una compagine giovane che fa fatica, com’è logico che sia, soprattutto in trasferta (tre ko con Ancona Matelica, Imolese e Gubbio) dove paghiamo l’inesperienza nella gestione delle partite e il terreno di gioco in prevalenza in erba rispetto al sintetico del Mannucci dove ci alleniamo durante la settimana. Eccezion fatta per le ultime stagioni, che ci hanno condotto ai playoff, in quelle precedenti la differenza tra le gare interne e quelle esterne era evidente. L’obiettivo è di aiutare a migliorare il rendimento e la qualità degli interpreti partita dopo partita. Diciamo che per salvarci dobbiamo conquistare 12-15 punti lontano dal Mannucci».

Dieci anni a Pontedera: non si è stancato di restare sempre nella stessa piazza nonostante le sue quotazioni?

«Mi sono capitate diverse possibilità di allontanarmi anche fuori Toscana. Ma alla fine ho deciso di restare in una cittadina che praticamente mi ha adottato e a cui sono legato sul piano affettivo. Pontedera in C non è più una novità: ci conoscono e sanno come affrontarci. Può darsi che questa piazza mi stia un po’ stretta sul piano professionale, ma sono motivatissimo perché voglio portarla nella categoria professionistica nei 24 mesi che mancano alla riforma dei campionati».

C’è stato qualche dissapore con la tifoseria..

«Vorrei che la gradinata si riavvicinasse ai ragazzi:tutti vogliamo il bene del Pontedera e lavoriamo per un clima disteso. La decisione presa riguardo alla mancata partecipazione ai playoff del 2020 (quelli del Covid) ha creato una frattura. Riconosco i miei errori, fatti comunque in buona fede: con il senno di poi avrei ponderato meglio certe scelte».

Arriva la Lucchese: una gara che sente in una città in cui vive e dove ha lavorato.

«Le squadre arrivano da due ko. A Lucca ho tanti amici. Mio figlio, tifoso rossonero, ha telefonato a Bruno Russo chiedendogli un passaggio per andare insieme alla partita e in quella squadra giocano due splendidi ragazzi cresciuti nel Pontedera come Corsinelli e Semprini. Mi aspetto quindi una gara equilibrata, combattuta e mi auguro divertente. L’importante è che a vincere sia lo sport nella più ampia accezione del termine. La Lucchese, così come la Pistoiese, ha fatto sacrifici economici per poter essere ripescata e paga il ritardo di preparazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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