La manifestazione
Costi e il suo canto libero «Lucca è l’ideale per viverci»
É nato, cresciuto e vive a Modena dove dirige una scuola calcio con 300 bimbi Ulivieri e Orrico i suoi allenatori preferiti: «Il tifo è cambiato, emiliani favoriti»
Luca Tronchetti
Modena è casa sua, Lucca la città ideale per viverci. Per Giandomenico Costi, 52 anni, ex difensore di A e B, oggi responsabile del vivaio dell’Asd Villa d’Oro, Modena-Lucchese è la partita dei ricordi. Quelli di un calcio più vero e meno legato al business dove la disciplina e il rispetto dei ruoli non era mai messo in discussione. Cinque stagioni - dal 1985 al 1990 - con 71 presenze e un gol all'ombra della Ghirlandina. A portarlo nel Modena i suoi zii, Vincenzo e Cleante Pifferi: «Erano malati di calcio e avevano figlie femmine. Io ero l'unico maschio in famiglia e mi portarono prima all'Oratorio San Francesco di Sassuolo, all'epoca uno dei vivai più importanti del modenese, e poi a provare per diversi club tanto che alla fine a 13 anni mi presero nel Modena. Mi volevano vedere in serie A e ci sono riusciti». Un libero, Costi, che rifugge l’ipocrisia: «Libero di pensiero e di ruolo. Dall'oratorio all'ultima partita a 40 anni ho giocato sempre difensore centrale. Ma se sono diventato giocatore lo devo a Renzo Ulivieri. È difficile essere profeti in Patria e io a Modena, nell'anno della promozione in B guarda caso conquistata assieme alla Lucchese, faticavo molto. Da sette mesi avevo una ragazza e la testa era altrove. In pratica in quella grande squadra ero il punto debole. Una zavorra. Ulivieri una sera viene a cena a casa dei miei genitori e mentre siamo a tavola mi guarda dritto negli occhi e mi fa "Ragazzo domenica guarda di cambiare registro, se continui così il prossimo anno ti faccio andar via”. Quelle parole di fatto mi accesero la scintilla. Il giorno dopo mi lasciai dalla fidanzata e la partita successiva contro il Chievo in pratica la vinsi da solo. Feci un girone di ritorno strepitoso tanto che mi prese il Milan stellare di Sacchi. Troppo per me. A 21 anni mi trovai davanti gente come Baresi, Costacurta e Filippo Galli. Quelli erano marziani. Non potevo competere». Costi sbarca a Lucca per volere del ds Pino Vitale: «Fece carte false per portarmi in rossonero. Lo dico sinceramente: non ci volevo andare. Ero in prestito al Venezia in B e avevo fatto un grande campionato con Zaccheroni. Quindi se il Milan, proprietario del cartellino, non mi avesse dato in prestito in A sarei rimasto in laguna. Invece l'insistenza di Vitale, che sosteneva come per mister Orrico fossi un giocatore fondamentale, mi convinse a firmare per la Lucchese. Sapete cosa mi disse l'Omone la prima volta che mi vide nello spogliatoio? "O te chi sei?" Pensai, questi mi hanno preso per i fondelli. Invece dal 1992 al 1995 ho disputato 82 partite e ho conosciuto un delle dieci città più belle d'Italia. Lucca è un gioiello incastonato tra il mare e la montagna e ricco di opere d'arte. In quella Lucchese dai compagni ho imparato la cultura del lavoro, della fatica e del sacrificio». Tra i compagni c'era un certo Bruno Russo: «Un giocatore affamato di calcio che mostrava il suo attaccamento alla maglia e alla tifoseria ogni volta che iniziava una seduta: primo ad arrivare, l'ultimo ad andar via. Siccome è un ragazzo attento e intelligente ha lavorato molto su se stesso ed è riuscito per due volte a far tornate la Lucchese nei professionisti. Vincere è sempre complicato figuriamoci quando si è costretti a fare i salti mortali». Le differenze tra Modena e Lucca: «Ai miei tempi a Modena non c'era grande interesse e anche se nel 1990 vincemmo il campionato il seguito era scarso. Viceversa al Porta Elisa c'erano 6-7mila persone ogni domenica che incitavano la squadra dandoci una carica incredibile. Ora la situazione si è capovolta. Lucca dopo tre fallimenti ha avuto una flessione, Modena dopo la A nei primi anni Duemila ha avuto un incremento di tifosi e se quest'anno i canarini vincono il campionato in B faranno 6000 abbonamenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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