Gioco
Augusto Gabriele, il regista dal piede delicato rifugge il calcio moderno e si dedica ai giovani
Luca Tronchetti
LUCCA. Manca da Lucca da trent’anni. Ma di quel periodo della sua esistenza ha ricordi indelebili. Stasera si gioca Lucchese-Teramo e Augusto Gabriele, 59 anni, abruzzese doc, regista arretrato dal piede delicato (il destro che usava come un compasso), rievoca volentieri un calcio diverso dove anche un «bassotto» con i piedi buoni poteva dire la sua tra i professionisti: «Questo calcio non mi piace più. I giocatori sono omologati: tutti alti, grossi, tatuati. Vince la fisicità a discapito della tecnica. In serie C a volte non si vedono fare due passaggi di fila. In Italia ai miei tempi c’erano campioni come Platini, Falcao e Maradona. Io li ho visti da vicino (era in A con il Cesena) e vi assicuro che oggi certi fenomeni non nascono più. Da vent’anni mi occupo di settore giovanile (Poggi degli Ulivi, la squadra del titolare della pasta De Cecco, Renato Curi Angolana, ecc.) e preferisco insegnare la tecnica di base ai ragazzini». Lui ha giocato due stagioni a Lucca e ha chiuso la carrieranel 1999 al Teramo.
Come arrivò al Porta Elisa dopo aver giocato in A?
«Il Cesena mi aveva dato al Parma e lì litigai con un certo Arrigo Sacchi. Ci prendemmo di brutto e il ds rossonero Pino Vitale, che aveva ottimi rapporti con quello dei ducali, Riccardo Sogliano, lo venne a sapere e s’inserì nella trattativa. Mi volevano spedire a Palermo in C1 e io al Sud non volevo scendere. Lucca fu la soluzione ideale. Sono stati due anni fantastici con Renzo Melani che mi faceva giocare davanti alla difesa e con ragazzi eccezionali come Salvi, Donatelli, Alberto De Rossi, il papà di Daniele che era un bimbo e faceva il raccattapalle, e il mio amico e compaesano Mario Donatelli, fortissimo, ma un po’ matto. La società era all’avanguardia e Maestrelli e Grassi non ci facevano mancare nulla. Mi dicono che c’è ancora Alvaro Vannucchi, il mitico massaggiatore, una persona speciale. Com’era speciale Franco de “Il Guercio!, il nostro quartiere generale. Ricordo un Capodanno passato assieme ai compagni e alle mogli perché la squadra non andava benee due giorni dopo avevamo una partita importante. Mister Melani ci portò in ritiro: un brindisi e poi a mezzanotte tutti a letto. Il trainer ci prese in contropiede: “Dovreste ringraziarmi vi ho fatto risparmiare i soldi del cenone”».
Lucca e Teramo: differenza tra le tifoserie.
«A Lucca la gente è attaccata alla squadra e durante la partita ti incita sino al triplice fischio. Però durante la settimana ti fa stare tranquillo. A Teramo sono andato quando avevo 36 anni e mezzo. Anche lì avevo un mister toscano, Ettore Donati (ex rossonero), che all’inizio non mi faceva giocare perché temeva potessi fargli le scarpe. Poi, capito che non mi interessava allenare, mi mise in campo e giocai tutte le partite. Al Vecchio comunale (oggi c’è il Bonolis, con terreno in sintetico) era dura. Quel campo era considerato il peggiore dell’Abruzzo. Un catino con i tifosi attaccati alla rete. Ecco lì c’era una tifoseria calda che viveva la squadra sette giorni su sette e non ti perdonava nulla. Chi vince stasera? Mi auguro la squadra che esprime un calcio migliore». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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