Lucchese, un club appetito da imprenditori di tutta Italia
Rispondendo a un tifoso durante un appuntamento su Facebook, il dg Santoro parla di aziende lucchesi, tra cui una cartiera, interessate a entrare in società
Luca Tronchetti
LUCCA. Chi aveva dei dubbi sulla costruzione di questa Lucchese edizione 2021-22 domenica sera sarà andato a dormire più tranquillo. Perché quanto visto in queste prime quattro partite di campionato è cosa ben diverse rispetto alla precedente stagione. Sei punti erano stati conquistati dalla Lucchese dopo dieci giornate con la formazione desolatamente in fondo alla classifica. Basta vedere gli interpreti odierni e quelli della passata stagione (quasi tutti finiti in D con Panariello e De Vito ancora senza contratto) per rendersi conto che la musica è cambiata. Perché è vero che l’allenatore, quando è bravo e preparato (e Guido Pagliuca se oggi a 45 anni è in C a giocarsi la carriera lo deve al suo carattere troppo focoso e non certo all’indiscutibile competenza) può contribuire a conquistare punti in più alla fine del campionato. Ma è altrettanto innegabile che alla fine in campo ci vanno i giocatori e sono loro a determinare i risultati e le classifiche. Basta leggere la formazione di questa stagione – e soprattutto i cambi, alcuni dei quali giocherebbero titolari in altre compagini della categoria – e metterla a confronto con quella 2020-21. Ci sono esperti in grado di fare la differenza come Fedato e Belloni (a novembre, salute permettendo, potrà essere determinante) giocatori ancora giovani, ma con diversi campionati di C alle spalle come Corsinelli, Semprini, Picchi e Bellich che non hanno niente a che vedere con difensori, punte e centrocampisti visti nella passata stagione (Moreo che il Crotone ha appoggiato alla Pergolettese, ma anche Molinaro finito al Team Altamura, Caccetta al Licata, Scalzi tornato alla Sanremese o Convitto che gioca e segna nella Pianese). Inutile girarci intorno: questa squadra, quando andrà a regime, potrà giocarsi tranquillamente l’accesso ai playoff e il pubblico si dimenticherà i travagli e i patimenti della passata stagione. Certo, questa squadra ha un costo che supera abbondantemente quello della passata stagione e che si somma al sacrificio degli imprenditori lucchesi legati al progetto stadio che dall’estate 2019 stanno supportando i quattro soci (Santoro, Vichi, Deoma e Russo) che sono riusciti – tra fideiussioni e cash – a tirar fuori un milione per il ripescaggio evitando il ritorno nell’inferno della D. Il progetto restyling del Porta Elisa, il buon andamento della squadra e le prospettive future stanno riportando l’attenzione, sopita da anni di tribolazioni, sulla Lucchese e sulle potenzialità turistico-ricettive della città tra le più belle della Toscana che risulta essere la regione italiana che piace di più agli investitori (quelli veri) esteri. Dopo che nelle settimane scorse è stato rivisto a Lucca Joel Esciua, il broker originario di San Paolo che vive a Londra e sembrava interessato all’acquisto o comunque ad entrare nella Lucchese, dopo che a luglio un gruppo statunitense, North Sixth Group del presidente Matt Rizzetta, era interessato alle quote del club e non ricevendo risposta ha scelto di rilevare il 31% delle quote dell’Ascoli che milita in B, un altro paio di imprenditori (stranieri e italiani) si è affacciato all’orizzonte. Ma il dg Mario Santoro, in una trasmissione del quotidiano on line Gazzetta Lucchese in onda su Facebook, rispondendo a un tifoso che gli chiedeva se c’era qualcuno che voleva entrare nel club, ha affermato che è interessata un’importante cartiera lucchese. Se son rose fioriranno.
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