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Pagliuca, la forza del gruppo Deoma: la voglia di riscatto

Luca Tronchetti Nicola Nucci
Pagliuca, la forza del gruppo Deoma: la voglia di riscatto

Dopo sette anni il mister cecinese torna più maturo, determinato e consapevole Il diesse sul flop della scorsa stagione: «Avrei dovuto anteporre la testa al cuore»

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Luca Tronchetti

Nicola Nucci

LUCCA. Dove eravamo rimasti? Guido Pagliuca, 45 anni, torna dopo quasi sette sul luogo a lui più caro per terminare un lavoro interrotto il 17 novembre del 2014 con un esonero che gli aveva lasciato tanta amarezza e una voglia matta di guidare ancora la sua Lucchese. La squadra che – in quel memorabile 4 maggio 2014 al piccolo impianto sportivo di Correggio – aveva saputo riportare nel professionisti dopo tre anni di oblio. É carico, sorridente, determinato, forte di un contratto biennale, della fiducia del club (dal mentore Bruno Russo a Santoro e Deoma) e consapevole che questa è la sua ultima occasione per dimostrare tutto il suo valore. Che è indiscutibile perché la sua Lucchese vinceva e giocava bene. A fregarlo sinora è stato quel carattere “fumantino” e irrefrenabile che adesso sostiene di saper controllare. «Le esperienze ti segnano. Allora a Lucca venivo da due vittorie di campionato ravvicinate, ero giovanissimo, mi pareva di avere tutto sotto controllo. L'esperienza fatta con Marco Baroni a Cremona in B (2019-20) mi ha aiutato tantissimo, anche se non nasco tondo e muoio quadrato. Ma le persone dello staff che ho vicino mi rendono sereno e mi semplificano il percorso». Ed è proprio la qualità dei suoi collaboratori che ha scelto assieme alla società che lo rende forte e sicuro:«Sono contento di questa occasione, orgoglioso di tornare in famiglia. La presenza del mio storico vice Stefano Fracassi, di Simone Angeli, il mio capitano di Correggio che non potei per motivi anagrafici confermare in C, quelle del dottor Tambellini e di Alvaro Vannucchi, l’esperienza e la professionalità di Enzo Biato e del professor Riccardo Guidi oltre degli altri preziosi collaboratori mi danno tranquillità. I ragazzi dovranno metterci la faccia e il cuore. Non voglio alibi anche se partiamo in ritardo. Abbiamo bisogno di unione tra squadra, staff, società e tifosi. So cosa vuol dire giocare con i nostri supporter: se siamo uniti sono convinto che raggiungeremo l'obiettivo. Sono a Lucca da due mesi, ho visto persone lavorare in società 24 ore su 24 per la Lucchese, e la società ha fatto uno sforzo economico importante. Sono un tecnico no social, che parla diretto e senza peli sulla lingua. Non amo Facebook e se devo dire qualcosa lo dico in faccia. In campo vogliamo rappresentare la storia della Lucchese e lottare in ogni partita e su ogni pallone».

Daniele Deoma, il diesse finito sul banco degli imputati dopo la disastrosa retrocessione dell’annata appena conclusa, torna a parlare dopo quattro-cinque mesi di black out. E al cronista che gli chiede se l’anno passato nelle sue valutazioni sulla rosa ha usato più il cuore che la testa risponde senza mezza termini: «Gli errori passati sotto tutti miei e mi prendo ogni responsabilità. Avete ragione: nel calcio bisogna imparare a usare più la testa e a ragionare meno con il cuore. Anche se, è giusto ribadire, l’annata ha avuto tanti problemi ed errori extracalcistici difficilmente ripetibile. Quest’anno metto le mani avanti: ci sono 19 squadre più forti e noi dobbiamo compiere un miracolo sportivo per mantenere la categoria. Da oggi parlerò poco e lavorerò molto e a testa bassa. Sono convinto della bontà della scelta fatta con Pagliuca: è bastato un incontro per capire che è una persona vera. Mancano le punte? Gli attaccanti li abbiamo presi: Babbi e Semprini, che tra l'altro erano molto richiesti (Rossetti probabilmente non arriverà). La rosa? Prima del match con l’Imola vedremo di completarla all’85-90%».

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