Lutto
Stage in Nazionale per Anita Bartoli la giovane stella del softball lucchese
Lei e la sorella come le due Keller del film “Ragazze vincenti” Ora lei è a Sesto in serie A1, Sofia nelle Nuove Pantere
Eva Bertolacci
LUCCA. Ci sono due sorelle che giocano a baseball. Ma non è la trama di “Ragazze vincenti”, film del 1992 su Dottie e Kit Keller (Geena Davis e Lori Petty), con Tom Hanks nei panni dell’allenatore. Anita e Sofia Bartoli sono di Lucca e giocano a softball. La più grande, Sofia, è prima base nelle Nuove Pantere dove sta disputando il campionato di A2. La più piccola, Anita, è cresciuta nel team lucchese, ma quest’anno gioca in A1 con la Sestese per fare il salto di qualità. «In realtà io sono Dottie, che sarebbe la più grande». È sicura la voce di Anita quando ci racconta il suo amore per questo sport e per il film di Penny Marshall, uscito dodici anni prima che lei venisse al mondo.
Ma come nasce questa passione per una disciplina così “insolita”?
«Mia sorella Sofia trovò un guantone in casa: era di babbo, che da giovane ha giocato qualche anno a baseball. Gli chiese di fare qualche lancio e da lì partì tutto. Sofia iniziò a giocare prima di me, volevo cominciare anche io a giocare e così feci quando avevo 8 anni, lei mi ha insegnato tanto. Abbiamo giocato insieme e ora le nostre strade si sono per così dire divise. Io la più forte? Non saprei, so che lei è molto fiera di me anche se non me lo direbbe mai…».
Una fierezza più che giustificata, Anita è infatti reduce da uno stage di alcuni giorni con la nazionale maggiore di softball in Friuli, teatro dell’Europeo vinto sabato scorso in finale contro l’Olanda dalla squadra allenata da Federico Pizzolini. «È stata un’esperienza unica, le altre giocatrici sono professioniste e credo di essere cresciuta anche solo dopo averle viste giocare».
Ci racconti cosa fa oltre al baseball…
«Sono passata in quarta superiore al Liceo Sportivo Fermi a Lucca. Per quanto riguarda il mio futuro non ho le idee molto chiare, ma mi piacerebbe rimanere in ambito sportivo, fare ad esempio la fisioterapista o una carriera simile. Un altro mio sogno è andare a giocare negli Stati Uniti in un College».
Come va il softball in Italia?
«È un movimento in forte crescita, il fatto che quest’anno torni a essere una disciplina olimpica ha dato un forte impulso, ha fatto muovere tutta la macchina intorno».
E come andrà secondo lei l’Italia a Tokyo?
«Spero che si piazzi sul podio, la concorrenza è agguerrita perché oltre agli Usa ci sono le rivali del Giappone, Messico e Venezuela molto forti».
Ha notato molta differenza tra l’A2 e la A1?
«Molta, sì. In A1 c’è la presenza di straniere provenienti dagli Usa, Cuba, Venezuela che alzano parecchio il livello. Con la Sestese il nostro obiettivo è mantenere la categoria e siamo a metà classifica, sulla buona strada per raggiungerlo».
Ci provi a spiegare il suo ruolo in campo.
«Faccio l’interbase, sono un interno il cui scopo principale sul diamante (il campo, nda) è cercare di prendere la pallina nella sua zona e provare a fare out tirando al prima base, che deve toccare prima che arrivi il battitore».
A Lucca come è vissuto il softball?
«Qui c’è una buona tradizione, dovuta alla squadra delle Woodstock di Capannori che era molto forte. È uno sport duro, giochi d’estate quando è molto caldo, ma devi allenarti con regolarità anche d’inverno». — © RIPRODUZIONE RISERVATA
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