Gioco
Dopo sessant’anni la famiglia Bandettini dice addio al calcio e al San Pietro a Vico
Da Alfredo a Giampiero, dal campo della stazione a quello di San Cassiano sino all’assegnazione dell’impianto ad altro club
Luca Tronchetti
LUCCA. Sessant’anni di calcio. Una storia fatta di passione, entusiasmo, amore per il calcio autentico, vero, genuino. Quello che riscalda il cuore e ti fa sentire meglio in un mondo del pallone dove gli interessi la fanno da padrone. Da domani la famiglia Bandettini lascia il San Pietro a Vico e, ma tutto dipenderà da una riunione in programma in serata, probabilmente la gloriosa formazione dilettantistica della Lucchesia chiude i battenti. E dire che negli anni Sessanta la formazione Juniores del San Pietro a Vico – quella della classe 1945-46 – dominava in campionato contro i pari categoria. La stella della squadra era Giovanni Toschi che nel 1963 passò all'Altopascio in Seconda Categoria per poi vestire le maglie di Lucchese, Novara, Torino, Reggina, Mantova, Cesena, Foggia, Viareggio. Toschi, nato a Porcari nel 1945, soprannominato «Topolino» era una punta dalle grandi doti tecniche e abile nel dribbling. Ma oltre a lui l'attaccante Demos Biagini fu ingaggiato dal Castelnuovo mentre Mario Manfredini “Pennacchia” fu corteggiato dalla Carrarese. Alla guida del fantastico gruppo c'era Marzio Donati, conosciuto a Lucca come “Arrotino”, vista l'attività che gestiva in via Fillungo e lo schema prediletto era il 4-3-3. Portiere il bontempone di Piero Masini, difesa a quattro con Angelo Sanciu a destra e Franco Micheli a sinistra. Mario Manfredini stopper con Lorenzo Stefani libero. Capitan Pierotti in centromediana era affiancato da Franco Glavich e Demos Biagini. In attacco si faceva leva sui gol di Fabrizio Papini e Mario Bianchi e sui dribbling di “Topolino” Toschi.
Questo piccolo mondo antico che aveva il suo spazio nel calcio dilettantistico e giovanile da domani saluta la famiglia Bandettini. Il S. Pietro a Vico è nato nel 1960 dalla volontà di Alfredo Bandettini e dei suoi amici e adesso il figlio Giampiero dopo 61 anni dice basta: «Abbiamo fatto giocare, divertire, crescere e diventare uomini migliaia di ragazzi. Dopo la morte di mio babbo hanno preso il suo posto Taddeucci e Giuntoli e poi sono subentrato io. – dice Giampiero Bandettini – Prima di tutto chiedo scusa se ho sbagliato qualcosa, ma soprattutto chiedo scusa a mio padre e ai suoi amici, soprattutto a Luigi Dianda, il “nostro Gigi”, l’unico rimasto dalla fondazione della società. Mi dispiace, ma questa volta, contro la politica ed il sistema, non siamo riusciti, io e miei amici, Gigi, Natale, Luca, Giorgio, Paolo, Stefano, Luca, Pierluigi e molti altri che ci hanno sempre dato una mano, ad andare avanti. Il primo intoppo è stato quando ci hanno tolto il campo alla stazione, uno di primi campi di calcio del Comune dove si tenevano importanti tornei negli anni Sessanta e dove organizzavamo anche la sagra. Il Comune non aveva soldi per mettere a norma la recinzione e non ci dava gli spazi per rifare gli spogliatoi. Decisero di chiuderlo e successivamente darlo ad un’associazione di allevamento cani. A quel punto, grazie agli amici dell’Acquacalda, ci trasferimmo San Cassiano a Vico, formando l’Acquacalda S. Pietro a Vico, che ha portato alla nascita di una scuola calcio con centinaia di bimbi. Purtroppo, a seguito dell’incendio doloso del 2017, siamo stati costretti a chiudere la scuola calcio e proseguire solo con le squadre più grandi, perché il nostro campo non era, e non è, a oggi, 30 giugno 2021, agibile. Faccio presente che, inspiegabilmente, da domani, dopo 4 anni di silenzio, il Comune, a sue spese, inizia i lavori di ristrutturazione dell’impianto sportivo di via Tognetti a San Cassiano.
«In questi anni siamo andati avanti girando per il Comune e pagando affitti per giocare e far divertire i nostri ragazzi (più di 60). Abbiamo continuato ad allenarci a San Cassiano a Vico e sostenuto spese per l’impianto elettrico, il riscaldamento e l’irrigazione. Inoltre ci siamo costituiti parte civile nel processo contro i presunti colpevoli dell’incendio doloso del 2017. Ed il Comune? Ha riscosso dall’assicurazione il 90% del danno subito senza costituirsi parte civile nel processo. Come se non bastasse siamo stati travolti e bloccati dalla pandemia e costretti a unirci con la Folgor Marlia e formando la Folgore San Pietro a Vico e continuando ad allenarci e ad usufruire del campo di San Cassiano, il nostro fortino. Con l’asta di quest’anno il Comune ha tenuto conto di un’offerta economica elevata di un’altra società e non gli anni di anzianità e gli anni di gestione dell’impianto (più di 30) prendendo in considerazione solo il denaro». —
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