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Lucca

Nicholas, Big Ben ha detto stop «Era arrivato il momento»

Massimo Guidi
Nicholas, Big Ben ha detto stop «Era arrivato il momento»

Il calciatore del Forte dei Marmi, con un passato da capitano al Viareggio e un inizio alla Lucchese, racconta i suoi 20 anni di calcio tra amici e avversari

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Massimo Guidi

viareggio. È stata una scelta ponderata quella di Nicholas Guidi che il calciatore viareggino aveva già metabolizzato un anno, fa durante il lungo e pesante periodo di inattività causato dalla pandemia.

A quasi 38 anni, li compirà il prossimo luglio, con una carriera ventennale da esibire e che lo ha portato a giocare anche in un campionato importante come quello di serie B ha ritenuto che fosse arrivato il momento per pensare al futuro lontano dal rettangolo verde accantonando per il momento, perché il mai dire mai è d’obbligo, il mondo del calcio.

Eravamo in tanti a pensare che avresti potuto andare avanti magari ancora per un anno e invece…

«E invece ho pensato che era il momento giusto per dire basta. Tra un mese compirò 38 anni e con il fisico che comincia a dare qualche scricchiolio ho pensato che bisognava uscire di scena».

Venti anni di carriera, tanti allenatori, compagni di squadra e avversari. Cominciamo dai tecnici: quali sono quelli ai quali ti senti di dire grazie?

«Partirei da Lulù Di Stefano. Mi aveva allenato nella Berretti della Lucchese e mi volle con sé a Cappiano assieme al diesse Tommasi. Vincemmo subito il campionato di serie D e poi l’anno seguente mi fece esordire tra i professionisti. Poi Piero Braglia che dopo Lucca mi portò a Frosinone. Grazie a lui ho esordito in serie B. Ma un grazie lo devo anche a Carlo Bresciani e Alberto Reccolani che nell’ultimo anno e mezzo passato al Viareggio mi hanno ridato la voglia di tornare a giocare».

Tra i compagni di squadra più forti chi metteresti?

«Direi Eder con il quale ho giocato a Frosinone. Una forza della natura. Si vedeva che era destinato a fare una grande carriera come Basha arrivato anche lui a vestire la maglia della nazionale del suo paese».

A proposito di nazionali a Frosinone conosciuto Stefan Ristovski impegnato ai campionati europei con la Macedonia del Nord.

«Lo ricordo molto bene perché si vedeva che era bravo. Giocava terzino ed arrivò a gennaio dallo Sporting Lisbona».

E tra gli avversari che ti hanno fatto più dannare?

«In serie B ho avuto a che fare con attaccanti molto forti. Cito così a memoria Cacia, Paloschi e soprattutto Cristiano Lucarelli. Qualche anno dopo ho avuto come compagno di squadra suo figlio Mattia».

Ma chi è stata la tua vera bestia nera?

«Martinetti del Sassuolo. Ci fece quattro reti facendomi letteralmente impazzire».

Hai mai pensato di poter arrivare in serie A?

«Se vuoi dire che ho rimpianti ti rispondo decisamente no. Ogni calciatore credo che merita la categoria nella quale arriva a giocare».

Hai comunque mancato di un soffio l’epopea del Frosinone in serie A.

«Dopo cinque stagioni non mi fu rinnovato il contratto. Eravamo scesi in Lega Pro ma in due anni la squadra arrivò in serie A. Chissà fossi rimasto la mia carriera poteva avere uno sviluppo diverso. Ma alla fine sono contento di quello che sono riuscito a fare».

Tra le tue tante esperienze anche quella di vestire la maglia della squadra della tua città con i gradi di capitano.

«Per me è stato un onore anche se nel primo anno e mezzo le cose non sono andate bene».

Quel pomeriggio al “Luperi” di Sarzana agguantando una salvezza che sembrava impossibile poi il campionato seguente a duellare con le migliori del girone.

«Eravamo un gruppo fantastico. Dopo la salvezza abbiamo fatto uno splendido campionato, specialmente nel girone d’andata. Con Lamioni e Galligani a dare spettacolo là davanti e Marinai in regia. Forse non eravamo preparati mentalmente per vincere il campionato».

Poi la chiusura al Real Forte.

«Sono contento di avere festeggiato la fine della carriera con una società che si è dimostrata una famiglia».

E a proposito di famiglia quanto è stata importante la tua?

«Tanto. Devo ringraziare i miei genitori e mia moglie Tiziana: per dieci anni mi ha seguito in giro per l’Italia senza lamentarsi e non si è mai intromessa nelle mie decisioni professionali».

Hai tre figli maschi: ci sarà un nuovo Guidi sui campi di calcio?

«Leo ha solo dieci mesi, poi c’è Romeo che ha sette anni. Per ora si sta dando da fare Matias che ha undici anni e gioca nell’Empoli. Il ruolo? È presto però mi pare che abbia più propensione ad attaccare che difendere». —

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