Il Tirreno

Lucca

Agonismo e carattere il marchio di fabbrica delle sue formazioni

Luca Tronchetti
Agonismo e carattere il marchio di fabbrica delle sue formazioni

Giancarlo Favarin, 62 anni, di Coltano, cinque tornei vinti in D  al quarto posto come numero di panchine rossonere di ogni epoca  

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Schietto, diretto, incisivo. L’usato sicuro quando il gioco si fa duro e un autentico vincente per la serie D come dimostra un palmares davvero invidiabile con cinque promozioni tra i professionisti: due con il Venezia, una con Castelnuovo, Lucchese e Fidelis Andria. Giancarlo Favarin, 62 anni, a Lucca non solo è amato dai tifosi, ma è pure un’istituzione. Basta guardare le stagioni (tre e mezzo), le vittorie (due campionati, una supercoppa di C e una miracolosa e insperata salvezza ai rigori sul campo di Bisceglie nel giugno 2019) e il numero di panchine con la Pantera (terzo di ogni epoca dopo aver scavalcato sul podio Leo Zavatti vincitore del campionato di C nella stagione 1960-61). Un insegnante (di nome e di fatto visto che ha il diploma magistrale) che conosce a menadito la categoria e che, in caso (per la verità improbabile anzi quasi impossibile) di ripescaggio in Lega Pro, può tranquillamente cimentarsi in un campionato che conosce come le sue tasche.

PREGI E DIFETTI

Favarin predilige la ricerca del risultato attraverso il gioco. Le sue squadre debbono fare un gol in più dell’avversario specie in serie D dove i portieri e spesso i laterali sono under e rischiano di commettere palesi ingenuità e compromettere il risultato. Il mister pisano non è un ortodosso del modulo. Basti pensare che, soltanto per rimanere alla Lucchese, ha giocato con due mediano davanti alla difesa (4-2-3-1), con le tre punte (4-3-3) con un modulo spregiudicato e divertente come il 3-4-3 infine con il 3-5-2. Valuta bene l'avversario per capire quali sono i suoi punti deboli. E sceglie lo schema a seconda dei calciatori a sua disposizione. Le sue squadre giocano a viso aperto per cercare di imporsi su ogni campo, ma con la massima attenzione alla compagine che vanno ad affrontare. Dal punto di vista caratteriale non è secondo a nessuno. Dice in faccia ciò che pensa, molto spesso in modo civile e pacato, e non illude o lusinga giovani calciatori o i loro genitori quando non li ritiene idonei alla categoria. D’altronde meglio un buon ragioniere o un valido idraulico che un giocatore che a 22 anni va ad ingrossare la lista dei disoccupati. Essendo scevro da ipocrisie ha collezionato in carriera un po' troppi esoneri. Se a presidenti, dirigenti e calciatori dici in faccia ciò che pensi il rischio, quando le cose non vanno per il verso giusto, è di pagare per tutti. Anche Favarin è in cerca di riscatto: le ultime due stagioni sono andate piuttosto male. Ha collezionato due esoneri in serie D: alla Fidelis Andria e al Follonica Gavorrano. Pende poi sulla sua testa quel pasticciaccio brutto, anche e non solo sotto l’aspetto mediatico, dell’ormai famosa testata all’allora vice allenatore dell’Alessandria, Gaetano Mancino, che gli costò cinque mesi di squalifica dopo 40 anni di onorata carriera. Lui, pentito e amareggiato, chiese scusa. Ma quella macchia, amplificata dal web, è rimasta.

IL MODULO

Non avendo pregiudizi tattici, Favarin vuol partecipare alla costruzione della squadra. E vuol dire la sua nella scelta dei calciatori che debbono essere adatti al progetto. Con Paolo Giovannini, almeno per due stagioni, e con Antonio Obbedio c’è stato grande feeling. Con Reggiani prima dell’inizio dell’annata 2018-19 la situazione rischiò di degenerare e soltanto l’allontanamento dell’ attuale dirigente del Prato (che aveva scelto come dg Beppe Materazzi) scongiurò il peggio. Sarà importante quindi capire il nome del diesse della serie D. Come secondo potrebbe tornare Giovanni Langella che ha convidiso con il mister otto stagioni. —

Luca Tronchetti

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