Attenzione
Lucchese, per il campionato di D da valutare l’ipotesi Andreucci
Ex centrocampista, debutta con i rossoneri a 18 anni e poi si trasferisce in Veneto Tre secondi posti, vittorie nei playoff e un torneo conquistato nella A dei dilettanti
Luca Tronchetti
LUCCA. Se la Lucchese non dovesse essere riammessa alla serie D un nome spendibile e con grande esperienza in categoria è quello di Antonio Andreucci, classe 1965, ex tecnico di Real Vicenza, Valdagno, Como, Triestina, Campodarsego e Clodiense con una media di due punti a partita, vittorie nei playoff con Como e Triestina e una promozione in C con il Campodarsego vanificata dalla mancata iscrizione del club alla Lega Pro.
Si tratta di un lucchese doc che mosse i primi passi nel S. Alessio che in quegli anni sfornava un certo Marco Landucci, portiere di fama nazionale e oggi vice allenatore di Massimiliano Allegri, e che da trent’anni è trapiantato in Veneto, ma che non ha mai smesso di frequentare la sua Lucca e tutte le estati le trascorre da mamma Cesarina, 86 anni, che vive ancora oggi in via Romagnoli. Un allenatore molto legato alla casacca rossonera. Suo padre Raimondo, veterinario, era stato nei ragazzi della Lucchese nel Dopoguerra e lui dopo il passaggio dal S. Alessio alle giovanili rossonere aveva debuttato in prima squadra – con Paolo Baldi in panchina – a diciotto anni nella stagione 1983-84 quando la Lucchese militava in C2 e – come ormai appare una costante salvo qualche periodo d’oro – dalla Berretti uscirono fuori altri ragazzi (Petroni, Gargani, Garfagnini) che disputarono diverse stagioni nei professionisti. Andreucci, ribattezzato “Peccino” per la straordinaria somiglianza in campo con Eraldo Pecci, oggi opinionista della Domenica Sportiva e un tempo metronomo e campione d’Italia con il Torino nel 1976, debuttò nella partita Lucchese-Imperia terminata 2-1 per i rossoneri che a fine stagione arriveranno quarti. Dopo un anno di Primavera con l’Empoli il ragazzo finì alla Cuoiopelli e da lì il Parma, proprietario del cartellino, lo girò in prestito a Bassano in D. E a parte una parentisi, sempre nella A dei dilettanti al Bozzano, Andreucci rimase quattro stagioni a Bassano per poi giocare a Schio e Arzignano e stabilirsi nella zona dopo il matrimonio con Roberta.
Nonostante non sia più giovanissimo, Andreucci è un tecnico moderno che attua un calcio offensivo (dal 4-3-3 al 4-3-2-1), ma ha lasciato inalterato il suo dna di uomo lontano da compromessi in un mondo, come quello del calcio, dove è facile legarsi a carri e potentati vari per arrivare a toccare categorie prestigiose.
Nella sua carriera ha vinto ad Asola (Seconda Categoria e Promozione), con il Real Vicenza (Eccellenza), Campodarsego (serie D) collezionando due secondi posti nella A dei dilettanti (Triestina e Como). A Lucca, proprio in virtù della presenza della madre, tornerebbe di corsa e l’ingaggio non sarebbe certo un problema. Attualmente è impegnato nel girone C della serie D alla guida della Clodiense di Chioggia che si trova in zona playoff al quarto posto a due punti dalla seconda della classe (Manzanese) in un torneo stravinto dal Trento guidato da Parlato. Lui sulla panchina della Clodiense ha sostituito mister Vittadello il 20 ottobre dello scorso anno con la formazione nella zona bassa della classifica e l’ha riportata nei quartieri alti. La sua potrebbe essere un’alternativa ai vari Giannichedda, Gilardino, Maccarone e gli altri tecnici su cui la Lucchese ha messo gli occhi addosso. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
