Gioco
Nobile, Morgia e la rovinosa caduta del 1979 «Ripartire dai giovani e dal progetto stadio»
Per ritrovare entusiasmo servono un programma pluriennale e norme che agevolino l’imprenditoria a investire nel calcio
Luca Tronchetti
LUCCA. Un torinese e un romano. Così diversi, così uguali: lo stesso amore per Lucca che hanno scelto come luogo dell’esistenza. Lucio Nobile, 65 anni, ex terzino sinistro in maglia rossonera dall’ottobre 1975 al giugno 1980 e Massimo Morgia, 70 anni, ex stopper della Lucchese dal giugno 1976 alla primavera del 1980, facevano parte di quella squadra che nella stagione 1978-79 retrocesse dalla C1 alla C2 che oggi equivale alla serie D. Chi meglio di loro, che l’hanno vissuta sulla pelle, conosce cosa si nasconde dietro a un fallimento sportivo. E soprattutto come si riparte visto che entrambi restarono l’anno successivo nella quarta serie del calcio.
Come si ricomincia dopo un tonfo inatteso?
Nobile: «Se torno indietro nel tempo vedo un cambiamento strutturale. Da un ds esperto come Arturo Silvestri ad un uomo-mercato alle prime armi come Moreno Roggi, da tecnici navigati come Giovanni Meregalli o allenatori-papà come Marino Bergamasco a trainer giovani e con idee moderne come Giampiero Vitali. E un progetto almeno biennale perché, ma questa è una sensazione vista da fuori, la Lucchese ha vinto la serie D con un anno d’anticipo sui tempi e forse la società non era ancora matura per un campionato completamente differente come la Lega Pro. Bisogna dare tempo alle persone e ai calciatori. Soprattutto per esprimere un gioco che faccia divertire e appassionare la gente che va allo stadio. Per quanto riguarda i giocatori quarant’anni fa in C2 della vecchia guardia rimanemmo in cinque (Nobile, Morgia, Novelli, Londi e Ciardelli) a cui si aggiunsero i giovani che avevano fatto panchina (Lupi, Frattali, D’Arrigo) e quelli del settore giovanile con qualche apparizione in prima squadra (Benedetti, D’Arrigo, Bernardini, Fazzi). E sotto quest’ultimo aspetto la Lucchese è avvantaggiata perché in rosa ci sono già giovani 2000-01-02 che sono maturi perché hanno fatto esperienza in C e possono fare la differenza in D».
Morgia: «Noi retrocedemmo perché, con l’addio di Romeo Anconetani, si ruppe qualcosa all’interno dello spogliatoio. La colpa fu solo ed esclusivamente nostra anche perché, contrariamente a questi ragazzi, noi potevamo contare sui nostri tifosi allo stadio. Stavolta credo che si possa parlare di un problema che tocca l’intera Toscana (era dal 1950-51, con un campionato di C che aveva 11 squadre regionali su 20, che non si registravano quattro retrocessioni) ed è legato al mondo dell’imprenditoria. Sono d’accordo in toto con quello che ha detto il professor Enrico Castellacci: occorre agevolare in tutto e per tutto gli industriali che investono nello sport e fare in modo che il calcio diventi un volano dell’economia a Lucca come altrove. Conosco bene la serie D (ha vinto a Pistoia e Siena) e adesso con la caduta di formazioni come il Livorno, l’Arezzo e la Pistoiese e la presenza di Prato, Robur, Sangiovannese, Forte dei Marmi, Pianese, Gavorrano, San Donato e se non vengono promosse Montevarchi e Aglianese risalire la china sarà davvero difficile. Oltretutto diventeranno determinanti i quattro under obbligatori che in questi anni di pandemia non hanno mai giocato perché la Juniores era ferma. Lancio un appello ai piccoli imprenditori e agli industriali che sentono nella Lucchese qualcosa che appartiene alla città affinché diano una mano a gente che ci ha messo la faccia come Bruno Russo e Mario Santoro che hanno salvato il calcio e che meritano fiducia e riconoscenza. Il mio dispiacere è ancora maggiore perché ho rivisto in questo gruppo di lavoro la vecchia Lucchese e speravo di rivivere quei momenti magici. Da dove si riparte? Le responsabilità dovranno essere suddivise tra tutte le componenti interne eccezion fatta per i tifosi che quest’anno causa Covid non hanno potuto essere il tredicesimo uomo».
I soliti rumors
Fare dei nomi è francamente prematuro, ma nel caso di mancato ripescaggio i nomi dei diesse più gettonati in D sono Lorenzo Vitale (Aglianese), Egidio Bicchierai (San Donato Tavarnelle) e Davide Vaira (ex Robur Siena) oltre alla soluzione interna Debora Catastini. Per quanto riguarda i tecnici in pole position c’è Giancarlo Favarin, poi Walter Vangioni del Seravezza. L’idea potrebbe essere quella del campione del Mondo Alberto Gilardino, quest’anno a Siena, ma il quale vive in Versilia. —
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