Sicurezza
Lucchese, ko con retrocessione la riammissione unica speranza
Sconfitta con il Renate che blinda il terzo posto, ma neanche un successo sarebbe servito. Tutte in D le nobili della Toscana
Luca Tronchetti
É finita. Adesso soltanto la riammissione – causa fallimento o non iscrizione di almeno tre o quattro club – potrà regalare alla Lucchese la C nella stagione 2021-22. Non era la partita da vincere quella contro un Renate tecnicamente, atleticamente, fisicamente più forte e che, con i tre punti ottenuti, acciuffa il terzo posto e salterà due turni di playoff disputando le finali nazionali. La retrocessione è il frutto di un’annata nata male e terminata peggio. Tre allenatori, quasi 40 calciatori, cambio di moduli in corso d’opera, giocatori ormai non più adatti alla categoria oppure troppo giovani per incidere, infortuni a catena e la tegola del Covid che ha colpito l’intera rosa. In una parola: un disastro.
Il Tirreno era stato buon profeta in uno degli ultimi articoli quando ipotizzava – per la prima volta nella storia del calcio moderno (eccezion fatta nel 1977-78 per la riforma dei campionati) – una Caporetto delle squadre toscane senza nemmeno gli spareggi salvezza. Perché, accanto alla Lucchese, spariscono dal calcio professionistico altre due blasonate come Livorno e Pistoiese entrambe sconfitte da Giana Erminio e Pro Sesto. Lombardia batte Toscana 2-0. E nel girone B retrocede direttamente pure l’Arezzo. E se al quartetto delle formazioni regionali finite nell’inferno dei dilettanti aggiungiamo anche Prato e Siena, che in D ci sono e ci restano, allora ci si deve interrogare sull’intero sistema sportivo regionale. La geografia del calcio è cambiata e oggi non basta chiamarti Lucchese per garantirsi almeno la C. Serve una seria programmazione, investimenti concreti nel settore giovanile che comprendano impianti (una vergogna che, escluso il Tau, non ci siamo campi in sintetico in Lucchesia) e istruttori all’altezza oltre a persone in grado di creare ponti piuttosto che erigere muri. Manca tremendamente una figura come quella del professor Alessandro Bianchi. Un trait d’union tra istituzioni sportive e tifosi che potrebbe essere ben rappresentato da un grande ex come Lucio Nobile. Serve competenza, ma anche umiltà e professionalità senza ogni volta fare paragoni con un passato (la Lucchese manca dalla B dal secolo scorso) che non può tornare perché i tempi e le situazioni sono mutate. Adesso si scatenerà la caccia al colpevole dimenticando che questo gruppo dirigente ha impedito che la Lucchese finisse nel limbo della Terza categoria. Dalla D alla C e ritorno in 24 mesi. Dalle colonne di questo giornale vorremmo che i finanziatori del progetto Lucchese, quelli che hanno dato e continueranno a dare il loro contributo, facciano sentire la loro voce oggi più che mai fondamentale per un futuro – vista l’immediata riforma dei campionati con una serie C Gold unica nel 2023 e due serie C semiprofessionistiche – che si preannuncia incerto e pieno di nubi. L’amministrazione comunale, nonostante tutto, continua a manifestare l’intenzione di dare il via al progetto sul restyling del Porta Elisa. Vedremo.
Tornando al calcio giocato allo stadio di Meda va in scena l’ultima recita di una Lucchese, che al di là della buona volontà, mostra di non essere attrezzata per la C. Non era colpa di Monaco e non era colpa di Lopez la causa dello sfascio. La verità ha le gambe corte e dopo undici minuti quando Marcheggiani, da un mese alle prese con la pubalgia, si accascia e chiede il cambio, capisci già che la partita sarà in salita. Di Stefano, invece del panzer Petrovic, inserisce il trequartista Zennaro. Così il 3-4-2-1 di Aimo Diana esalta le doti della catena di destra dove Guglielmotti e Kabashi maramaldeggiano e vanno sempre sul fondo inseguiti vanamente da Panati e Maestrelli. I loro cross sono musica per Nocciolini. La punta, che sinora non aveva mai segnato, prima sfiora il gol in rovesciata con Dumancic che salva sulla linea e poi, nel recupero del primo tempo, di testa la mette dentro tra il palo e l’incerto Pozzer. Nella ripresa la Lucchese inserisce il croato Petrovic. Il baricentro si alza, ma al di là di una bella conclusione di Bianchi che trova pronto il portiere Gemello, accade poco o nulla e i nerazzurri controllano senza faticare. Il triplice fischio certifica la meritata retrocessione. —
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