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Obbedio: «Sono dispiaciuto per la Lucchese ma il Renate deve vincere per arrivare terzo»

Luca Tronchetti
Obbedio: «Sono dispiaciuto per la Lucchese ma il Renate deve vincere per arrivare terzo»

Secondo il ds nerazzurro sarà una battaglia: «Vista da fuori la formazione rossonera ha pagato l’inesperienza della categoria»

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Luca Tronchetti

LUCCA. Una vita da mediano. La trasformazione di Antonio Obbedio da calciatore a direttore sportivo ha un identico comune denominatore: il dinamismo. Correva con gli scarpini in campo per contrastare e rilanciare l’azione, corre in auto da un paese all’altro per vedere con i suoi occhi sia gli avversari sia i giovani calciatori da poter lanciare nei professionisti. Dopo tre anni trascorsi a Lucca con la conquista di un quarto di finale dei playoff di C, un tranquillo centroclassica e una miracolosa salvezza nonostante i gravi problemi societari, oggi Obbedio è il diesse del Renate che punta al terzo posto. Una posizione che eviterebbe di disputare due turni di playoff e consentirebbe di giocare direttamente le partite di andata e ritorno della fase nazionale. Ironia della sorte – nella sfida tra le pantere (i simboli in versione rossonera e nerazzurra di Lucchese e Renate) – una vittoria della formazione lombarda sancirebbe la retrocessione in D della sua ex squadra.

Obbedio, che effetto le fa vedere la Lucchese arrancare nei bassifondi di classifica.

«Mi dispiace profondamente perché Lucca è una piazza prestigiosa e importante dove sono stato bene e ho tanti amici. Ringrazio ancora Bettucci che mi volle e i soci lucchesi – da Campani a Zappelli passando per Nannini, Gonzadi e Micheloni – che per due anni e mezzo hanno portato avanti la barca consentendomi di lavorare nelle migliori condizioni possibili per quelle che erano le loro potenzialità. Credo di averli ripagati costruendo squadre con budget inferiori al milione e lanciando in categorie superiori, in modo da ottenere plusvalenze e minutaggio, giocatori come Terrani e Forte (Perugia), Nobile (Pro Vercelli) per non parlare di Dermaku e Arrigoni finendo con i vari Falcone e Martinelli che giocano in B, Gabbia ora al Milan e il gioiello Bortolussi che, senza il fallimento, avrebbe fruttato diversi soldini alla società. Vista da fuori la Lucchese ha pagato l’inesperienza della categoria. La C è completamente diversa dalla D. Tuttavia questi dirigenti sono riusciti a ricostruire una compagine societaria solida dalla ceneri di un fallimento e anche se la squadra dovesse retrocedere ci sono le basi sia per risalire subito, ma anche per provare ad essere riammessi anche se, al momento, i club in crisi economica e a rischio iscrizione sono solo un paio (Sambenedettese e Novara se l’ex patron De Salvo uscirà completamente dal club piemontese). Domenica sono sicuro che a Meda sarà una battaglia. Noi lottiamo per un terzo posto troppo importante ai fini dei playoff. E, come la Lucchese, dovremo fare i conti con gli altri. Perché se la Pro Vercelli vince a Carrara gli scontri diretti con i bianchi piemontesi ci penalizzeranno. Abbiamo uno squalificato (Lakti) e tre infortunati (la punta Marano che a Sesto San Giovanni si fratturato l’ulna dell’avambraccio destro, il terzino Merletti che si è rotto il malleolo e l’altro terzino Esposito che ha chiuso anzitempo la stagione), ma dopo un periodo di appannamento la squadra sta decisamente meglio».

Come spiega la metamorfosi al contrario del Renate: 42 punti nel girone d’andata, 20 in quello di ritorno.

«Il nostro avvio è stato strepitoso. Sul piano dei risultati e su quello del gioco. Fisicamente andavamo a mille e la proprietà ci dava la carica e ci spronava a migliorare. Alla vigilia dei campionati il nostro obiettivo è sempre e solo la salvezza, poi la possibilità di disputare i playoff. Ma visto che eravamo nelle posizioni di testa a gennaio abbiamo provato ad alzare l’asticella per poter competere con compagini come Alessandria e Pro Vercelli che hanno fatto un mercato importante o come il Como, già attrezzato, che ha comunque piazzato qualche buon colpo per rimpolpare la rosa. Purtroppo il salto di qualità non ci è riuscito. Abbiamo avuto un calo anche e soprattutto dal punto di vista psicologico a cui vanno aggiunti una serie di infortuni che hanno portato la nostra rosa ridotta (24 calciatori) a 21 elementi. I ragazzi che hanno giocato alla fine sono giunti “spremuti” e abbiamo subito otto sconfitte vincendo solo cinque partite nel girone di ritorno. Non sono il tipo da trovare alibi, ma a Renate i bilanci sono fondamentali e certi giocatori a certe cifre il club non li prenderà mai».

A proposito di giovani, quali sono quelli del Renate che la Lucchese deve temere e che hanno un mercato importante.

«Il centrocampista albanese Rada, classe 1999, ha fatto una stagione superlativa. Anche i terzini Esposito, che avevo scovato in D, e Merletti hanno mostrato progressi inimmaginabili. Un buon campionato anche per il portiere Gemello che potrebbe salire di categoria. Siamo contenti dei nostri attaccanti perché Nocciolini, Galuppini e Maistrello sono decisivi in C e poi abbiamo Kabashi e Giovinco capaci di giocate vincenti».

Dica la verità, ha già visto in serie D elementi interessanti per il suo Renate in vista della prossima stagione?

«Certo, ma mica posso dirle i nomi altrimenti me li portano via altri club. Scherzi a parte ho visto under interessanti nel Montevarchi, nel Real Forte Querceta, nel Seravezza. E le dico di più. I giovani della serie D hanno più fame rispetto a quelli che vengono dalle formazioni Primavera dei club di serie A o B. Sono più smaliziati e vogliono emergere con grande determinazione. Girando i campi di mezza Italia di talenti in erba se ne trovano ancora mi creda». —

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di Redazione web