Gioco
«I rossoneri pagano a caro prezzo il salto di categoria dopo un anno»
La palla passa a Marcello Montanari, 55 anni, il doppio ex vincente di Carrarese e Lucchese che in questa stagione ha ricoperto per poche settimane il ruolo di vice allenatore a Carpi
Luca Tronchetti
LUCCA. A Carrara ha vinto il suo primo campionato, Lucca è stato il trampolino di lancio verso l’Olimpo della serie A con la vittoria del campionato e della Coppa Italia di serie C nel 1990. Marcello Montanari, 55 anni, per tre settimane (gennaio-febbraio 2021) ha lavorato come secondo di mister Luciano Foschi al Carpi e dal 2014 è un tecnico abituato al campionato di C (Reggiana, Pro Patria e Ravenna). Nella Carrarese dal 1987 al 1989 ha disputato 54 partite realizzando 2 reti mentre nella Lucchese ha totalizzato in campionato 145 presenze condite da 4 gol in due periodi differenti: il fantastico biennio 1989- 1991 con il passaggio all’Inter guidata dal suo mentore Orrico e il periodo della decadenza del club 1997-2001 con la retrocessione dalla B alla C nel 1999. Chi meglio di lui può parlare con cognizione di causa delle due piazze e del “derby delle deluse” ?»
Montanari: la sua prima volta a Carrara e Lucca.
«A Carrara arrivai in prestito dalla Reggiana nell’estate del 1987. Era già iniziata la preparazione e la cosa che mi colpì fu la grande considerazione nei miei riguardi. Avevo 21 anni ed ero reduce da una stagione in C2 con il Venezia. Per il club ero un giocatore importante e l’arrivo dopo sei-sette turni di campionato di Corrado Orrico cambiò la mia carriera. Vincemmo il campionato e disputai l’anno successivo la prima stagione in C1 con Lippi in panchina. Nel 1989 fu l’Omone a volermi nella Lucchese e incaricò Pino Vitale di contattarmi. Contratto biennale. Pochi giorni prima, eravamo a fine giugno, avevo avuto un pour parler con l’Udinese, serie A. Mi aveva chiamato il ds Marino Mariottini. Una proposta tutta da definire, ma per correttezza quando incontrai Vitale per la firma gli accennai che avrei dovuto chiarire con il club friulano. Eravamo al calciomercato e mi trascinò al box dei bianconeri. Appena vide Mariottini gli mollò uno schiaffone in piena faccia».
Orrico e Lippi: due maestri in panchina.
«L’Alfa e l’Omega. Il tecnico di Volpara riusciva a tirar fuori il 110 per cento da ogni calciatore. Con lui lavoravi con un’intensità pazzesca e aveva una leadership capace di imporsi anche sulla componente dirigenziale. Una persona diretta, ma leale che non ti vendeva fumo. Lippi nella mia esperienza di Carrara era l’ex calciatore che aveva smesso da poco ed era ancora amico dei giocatori. Uno che ti dava una pacca sulla spalla per incoraggiarti o per complimentarsi e che in allenamento ti faceva lavorare, ma senza quella ferocia imposta da Orrico».
Differenze tra il tifoso di Carrara e quello di Lucca.
«La Carrarese è la formazione italiana con il maggior numero di campionati di serie C. I tifosi vogliono vedere il giocatore che esce dal campo con la maglia bagnata di sudore. Pretendono impegno, abnegazione, spirito di sacrificio al di là della questione tecnica. Puoi essere anche scarso, ma devi dare tutto. A Lucca sono rimasti abbagliati da quel periodo irripetibile. Lo zoccolo duro della tifoseria è quello legato non solo ai risultati, ma anche alla parte estetica del calcio. Sono passati 30 anni e niente tornerà come prima. Quell’alchimia rappresentata da una proprietà solida e seria (Superal), da un diesse capace (Vitale) e quel mister innovatore (Orrico) già allora rappresentò un unicum nel panorama calcistico. A Bari ho vinto due campionati cadetti, ma non ho trovato le stesse cose trovate a Lucca. Oggi la serie C è pura sopravvivenza. Non ci sono più presidenti con i soldi, i giocatori guadagnano 1500 euro al mese e i club vanno avanti con il minutaggio: la riforma dei campionati non è più rinviabile. La serie C è un calcio professionistico di facciata. Alla Lucchese – dove ho molti amici fraterni come Bruno Russo, Oliviero Di Stefano e prima ancora Francesco Monaco – sicuramente sono stati commessi degli errori, ma non quello di fare attenzione al bilancio».
Come finisce Carrarese-Lucchese.
«Gli apuani anche se perdono sono salvi. Per quanto riguarda i rossoneri voglio premettere che i tifosi devono ringraziare questa società altrimenti dopo il terzo fallimento sarebbero finiti come il Cuneo in Terza categoria. Forse l’anno scorso la C non era stata programmata. Ma questo campionato è molto più complicato rispetto alla D. Diversa la tecnica, la fisicità e i contenuti agonistici. Gli errori di valutazione su alcuni giocatori commessi ad inizio stagione la squadra se li è portati dietro e il doppio cambio in panchina ne è la testimonianza. Stasera non vorrei essere nei panni di Lulù perché la Lucchese ha un solo risultato. L’augurio è che i rossoneri riescano ad imporsi». —
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