Lutto
Salvi, poeta del gol col cuore diviso a metà «Tempi bui per amaranto e rossoneri»
L’amato doppio ex ricorda l’esordio all’Ardenza e la punizione al Porta Elisa che proiettò la squadra verso la serie C1
luca tronchetti
Una vita sportiva vissuta indossando due maglie: Livorno (94 presenze e 17 reti) e Lucchese (151 partite e 25 gol). E vincendo con entrambe le casacche: con gli amaranto nel 1983-84 dalla C2 alla C1 e nel 1991-92 dall’Eccellenza alla D, con i rossoneri nel 1985-86 dalla C2 alla C1 e nel 1989-90 dalla C1 alla B. Per Gaetano Salvi, 62 anni, è deprimente vedere relegati nei bassifondi della classifica amaranto e rossoneri. «Mi piange il cuore perché in tanti anni di calcio sono capitati alti bassi e corrente alternata: se la Lucchese era in B, il Livorno vivacchiava in C2, se la Pantera del post Maestrelli e Grassi finiva nei dilettanti, i labronici di patron Spinelli viaggiavano con il vento in poppa tra la A e i cadetti. Adesso invece nel vedere la classifica e sopratutto nell’apprendere cosa sta accadendo dal punto di vista societario alla squadra della mia società ho davvero l’amaro in bocca. Un messaggio di speranza a tutte e due le tifoserie a cui sono molto legato lo voglio dare: ricordatevi che dopo i tempi bui e la pioggia torna sempre il sereno. Perché Lucchese e Livorno appartengono a livelli più alta nella scala del calcio».
Un passo indietro: quali sono i due momenti da ricordare indossando la casacca amaranto e quella rossonera.
«Nella mia mente ho fissato il giorno del debutto in C1 con la maglia della mia città. Dopo tanta gavetta (Salvi aveva 24 anni e si era messo in luce, dopo gli inizi al Gs Campanile, nel Cecina in D) finalmente indossavo la casacca amaranto e giocavo all’Ardenza coronando un sogno inseguito da bimbo. A Lucca invece mi rispecchio in quella punizione calciata sotto la curva Ovest a otto minuti dal termine contro l’Alessandria, avversaria diretta per la promozione. Quel gol, a mio avviso, fu determinante per la nostra squadra e ci diede la convinzione di avere la C1 a portata di mano».
Le differenze tra le due tifoserie.
«A Livorno gli sportivi sono molto esigenti ed eccessivamente criticoni e, quando le cose non vanno bene, non te le mandano certo a dire. Direi, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, che anche a Lucca i tifosi sono caldi e passionali e durante la partita di incitano senza sosta per tutti i novanta minuti. É un peccato che le partite si debbano svolgere senza pubblico perché sono convinto che con i tifosi sugli spalti sia i rossoneri che gli amaranto avrebbero avuto almeno 7-8 punti in più. Le due piazze si somigliano, pur essendo città così diverse e direi diametralmente opposte, per l’amore che hanno verso le loro squadre. Gli sportivi vanno a vedere il Livorno e la Lucchese a prescindere dall’avversario. Ci vanno sia che giochi il Poggibonsi o che giochi l’Inter. Perché è la passione, unita ai risultati, che anima la gente. Sia a vedere la propria squadra non le altre squadre».
Passiamo alla parte culinaria: cacciucco o tordelli?
«Cacciucco tutta la vita. È un piatto saporito a cui non rinuncerei mai. Non me ne vogliono gli amici di Lucca, ma i tordelli, pur essendo un ottimo piatto della tradizione, non possono competere con il nostro piatto a base di pesce».
Dica la verità, se lo aspettava uno come Bruno Russo in veste di presidente della Lucchese?
«É stato mio compagno di squadra nella stagione del grande slam (Coppa Italia e promozione in B). Ero certo che, dopo la fine della carriera, sarebbe rimasto nel mondo del calcio. Ma non avrei mai pensato di vederlo nella veste odierna e nemmeno in quella, che ha indossato, di direttore sportivo. In campo era un grande lavoratore: sempre in testa a tirare il gruppo negli allenamenti e l’ultimo ad uscire dal rettangolo verde. Lo vedevo come una sorta di Gattuso ante litteram. Non parlava molto anche se in campo si faceva sentire. Evidentemente, nel corso del tempo, è migliorato sia come dialettica sia come capacità di interagire con l’ambiente. Sono contento per lui e credo che sia il giusto premio ai tanti anni di lavoro e all’amore per i colori rossoneri».
La domanda più difficile: chi vince oggi il derby?
«È una partita da tripla. Nella speranza che una vittoria, dall’una o dall’altra parte, serva a conquistare l’accesso ai playout. Perché, stando alla classifica attuale e con 360 minuti ancora da giocare, può anche accadere che Livorno e Lucchese retrocedano direttamente. E sarebbe un grande dispiacere. La partita? Non la vedrò. Non sono attrezzato per streaming o tutte le altre diavolerie di quest’era tecnologica dove la rete ha preso il posto dei sentimenti. Per me le uniche reti sono quelle di un campo di calcio». —
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