La protesta
Renieri, l’opposta lucchese conquista la Coppa Italia
La ragazza cresciuta nella Nottolini Capannori è il punto di forza di Macerata «Dedico la vittoria alla squadra che mi ha lanciato e al mio ex coach Becheroni»
Eva Bertolacci
LUCCA. C’è un pezzetto di Capannori nella finale di Coppa Italia di serie A2 vinta dalla squadra del CBF Balducci HR Macerata contro Mondovì.
Un “pezzetto” alto un metro e ottantotto centimetri che risponde al nome di Sofia Renieri: l’opposta nata a Lucca ventiquattro anni fa ha sollevato la coppa a Rimini con la squadra marchigiana (giunta ad aggiudicarsi il primo trofeo in assoluto della sua storia), dove è approdata a inizio stagione.
Ma il suo cuore batte ancora forte per la Nottolini Capannori, società in cui è cresciuta pallavolisticamente, salvo una breve parentesi di un anno a Cecina, prima di spiccare il grande salto in serie A.
«Se me lo avessero detto a novembre che a marzo avrei vinto la Coppa, non ci avrei mai creduto. È stato un anno travagliato in partenza, mi sono strappata l’addominale e poi il Coronavirus ha tenuto ferma la squadra un mese. Abbiamo ricominciato a giocare senza porci dei limiti e siamo all’undicesima vittoria di fila, qualcosa vorrà dire» sostiene la pallavolista lucchese.
Macerata ha conquistato la Final Four di Coppa essendosi piazzata al terzo posto in regular season, ora in campionato è iniziata la pool promozione e la società sogna in grande, in una città dove del resto la pallavolo è davvero di casa, con grandissimi risultati sia nel maschile che nel femminile.
«Giochiamo nel palazzetto della Lube, senza pubblico è davvero un peccato, anche alla finale che abbiamo giocato a Rimini essere in campo con dietro gli spalti vuoti mette tristezza, ma siamo contenti che riusciamo a trasmettere un po’ di entusiasmo se non altro dal video ai nostri tifosi in un periodo segnato dalla pandemia. Con altre compagne abitiamo in un paesino vicino Macerata, Sambucheto e il giorno dopo la finale ci hanno offerto la colazione mentre andavamo in edicola a comprare i giornali sulla nostra vittoria».
Torniamo alla scorsa estate e al grande salto che per ragioni di studio era stata costretta a rimandare
«Macerata mi aveva cercato anche l’anno precedente, ma studiando Economia aziendale dovevo dare molti esami e non avrei potuto ritagliarmi il tempo giusto per l’università. L’anno scorso, complice il lockdown e l’assenza dal campo, ho avuto modo di riflettere e mi sono detta che certi treni se non li prendi non tornano più. La vita è una sola e il periodo di quarantena mi ha permesso di capire cosa volessi davvero fare. Mi sono data un’età limite, quella dei 28 anni, per intraprendere una carriera lavorativa per la quale mi sto preparando ora con gli studi. Mi manca un esame alla fine e conto di laurearmi in estate».
Domenica i giocatori e le giocatrici di A2 sono scesi in campo con un pallone sotto la maglia, gesto di solidarietà nei confronti di Lara Lugli, la pallavolista che non si è vista corrispondere una mensilità dal club di B1 dove militava, il Pordenone, perché incinta.
«Volevamo far aprire gli occhi alla gente: noi siamo atlete e lavoratrici e dobbiamo essere tutelate, mentre spesso veniamo trattate come numeri. - prosegue la stella di Macerata – Il fatto di rimanere incinta non può essere una discriminante. Tante persone ci vedono e ci seguono, abbiamo avuto la possibilità di farci sentire. Noi donne spesso in certi ambiti lavorativi veniamo trattate a livello inferiore, dobbiamo essere pari rispetto agli uomini. Per questo l’anno scorso è nata l’Associazione Italiana Pallavolisti, che riunisce giocatori ed ex giocatori, maschi e femmine, con l’obiettivo di farci sentire a far aprire gli occhi alla Lega su tante situazioni discriminatorie».
Che rapporti ha con la sua ex squadra, la Nottolini?
«Sono sempre in contatto con le mie ex compagne, le ho sentite tutte dopo la finale, mi ha fatto un sacco piacere. Sono venuta ad assistere al loro esordio a Capannori e gli auguro una stagione piena di soddisfazioni».
Hobby fuori dal campo? «Mi piace leggere, prediligo i libri in ambito scientifico ed economico. L’ultimo che ho letto, molto interessante, è “Steve Jobs non abita più qui” sulle Start Up americane».
A chi dedica questa Coppa? «Alla mia famiglia che mi ha sempre spinto a seguire i miei sogni. E alle persone che hanno creduto in me e hanno aggiunto un mattoncino alla strada che ho percorso. E tra queste persone non posso non citare anche il mio ex allenatore Sandro Becheroni che mi ha fatto crescere tantissimo. Gli sarò sempre grata e riconoscente». —
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