Gioco
Lucchese, nono ko al Porta Elisa Alla Pro Sesto tre punti di rigore
Gli ospiti tornano a vincere dopo un mese e mezzo al cospetto di una squadra senza grinta che si sveglia solo nel finale
Luca Tronchetti
LUCCA. Adesso gli alibi sono finiti. Se nelle prossime due partite la Lucchese non riesce a portare a casa almeno quattro punti può dire addio alla salvezza. Perché il distacco dalla quint’ultima rischia di portare la forbice sopra quota otto e rendere tutto inutile perché in quel caso non si disputerebbero i playout e la retrocessione sarebbe diretta.
La disarmante prestazione fornita contro la formazione più in difficoltà del campionato (oltre al Livorno e causa Covid) la dice lunga sulla pochezza tecnica di questa squadra. Personalità zero, carattere non pervenuto. E siccome queste due componenti fondamentali non si comprano al supermarket così non si va da nessuna parte. L’illusione per i tre punti conquistati nel derby contro un Pontedera palesemente scarico dalla salvezza ottenuta con dieci turni d’anticipo (il dg Giovannini meriterebbe altri palcoscenici) durati lo spazio di una settimana.
Poi, contro la non trascendentale formazione biancoceleste, emergono i difetti di sempre. Con una compagine guardinga scesa in campo per lo 0-0 – dopo i due ko consecutivi e la vittoria che manca dal 31 gennaio scorso – al primo errore, come al solito, la Lucchese va sotto e il vano assalto finale degli ultimi dieci minuti non sortisce effetto condannando i rossoneri alla nona sconfitta interna stagionale. Se non è record assoluto poco ci manca.
Alla Pro Sesto basta realizzare il penalty concesso dall’ottimo arbitro Natilla (il migliore in campo) – causa un’ingenuità in area commessa da Dalla Bernardina sul serbo Bocic, capace poi trasformare il rigore con un preciso rasoterra – per far suo l’incontro e conquistare tre punti decisivi per la salvezza diretta.
A otto giornate dalla fine è chiaro a tutti che questa Lucchese non ha un leader in grado di dettare i tempi e scandire il ritmo. La palla scotta tra i piedi e quando Bianchi – unico elemento in grado di togliere le castagne dal fuoco – non è in giornata nessuno è capace di rendersi almeno pericolo sotto porta agevolando così la resistenza dell’avversario.
La domanda sorge spontanea: che fare? Mercoledì contro la Giana oltre al ritorno di Pellegrini (decisamente il miglior difensore della Lucchese) occorre forzare il recupero di qualche altro elemento (Dumancic? Marcheggiani? Sbrissa?) perché arrivati a questo punto della stagione e con un gap di 10 lunghezze dal Piacenza (l’Olbia deve recuperare due partite e non va considerata) i rossoneri sono obbligati a mettere dietro il club di Gorgonzola e poi giocarsi la salvezza ai playout con la Pistoiese. Ma senza un’inversione di tendenza non ci sono speranze.
La partita? Nel primo tempo un’incursione di D’Amico, che da solo tiene in piedi l’attacco biancoceleste, con gli ospiti a difendersi in nove dietro la linea della palla senza rischiare una virgola. Nella ripresa, dopo il gol su rigore della Pro Sesto, Lopez inserisce la punta Scalzi e cambia modulo: dal 3-5-2 al 4-3-3. Nel confuso assalto finale prima Petrovic (37’ st) ben smarcato calcia in modo sbilenco, poi Zennaro, che nel primo tempo perde due palloni sanguinosi, vinta una serie di rimpalli calcia in porta a tu per tu con Livieri che riesce a deviare la conclusione a botta sicura. Finisce con la quindicesima sconfitta dei rossoneri. Il calvario continua. —
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