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Quando il volley è nel Dna Il libero della Nottolini Ilaria Battellino si racconta

Eva Bertolacci
Quando il volley è nel Dna Il libero della Nottolini Ilaria Battellino si racconta

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Eva Bertolacci

Capannori. «Vorremmo il vostro libero»: con queste parole Valentina Arrighetti, al termine della sfida vinta dal suo Olympia Genova contro Capannori alcuni sabati fa, si rivolse a uno sparuto gruppo di giocatrici della Toscanagarden Nottolini, indicando il proprio apprezzamento per la prova di Ilaria Battellino. Niente male come endorsement, ma se glielo fai presente la protagonista non si scompone più di tanto. Voce calma, tono pacato, è un’Ilaria ben diversa da quella che si vede sul parquet col diavolo in corpo.

Ma liberi si nasce o si può diventare? «Nel mio caso lo sono diventata– racconta – ho iniziato a giocare come schiacciatrice, è un ruolo che mi è sempre piaciuto perché lo ritengo il più completo di tutti. Ho cominciato in terza media dopo aver praticato da piccola tennis e softball. Ho fatto le giovanili nel San Giuliano che poi si è fuso col Dream Volley, facendo poi l’esordio in prima squadra in Serie C e poi in Serie B2. Poi un allenatore, Matteo Lupetti (attualmente vice di coach Stefano Capponi proprio alla Toscanagarden Nottolini Capannori ndr) vide in me le potenzialità per ricoprire questo ruolo. Ci vide lungo, perché notò subito la mia velocità, poi il fatto di essere mingherlina aiutò. Non potendo crescere più di tanto anche la mia altezza condizionò in qualche modo questa scelta. È un ruolo di sacrificio: non puoi schiacciare, non puoi servire, devi recuperare tanti palloni. Non ti puoi sfogare e allora io urlo durante le partite, a volte posso anche scoppiare a piangere, perché è un ruolo davvero impegnativo per stress e responsabilità. Alla fine in questo ruolo mi ci sono immedesimata». Al terzo anno con la maglia della Nottolini, c’è un particolare ricordo che la lega al suo esordio? «Non ho ricordi particolari, ma vivo sempre un’ansia incredibile prima di ogni partita, quasi come se fosse la prima in assoluto».

Nata a Pisa nel ’94, laureata in scienze della formazione e in psicologia clinica, ha poi conseguito anche un diploma di ottico e attualmente lavora nel negozio di ottica a Pisa insieme alla mamma oculista. Ma i geni della pallavolo che scorrono in lei portano una chiara impronta paterna: «Mio babbo, che ora lavora in una ditta farmaceutica, è il mio modello. Lui ha giocato in serie A, ricopriva il ruolo “universale” che ora non esiste più, mi ha cresciuto nel campo di casa a bagher quindi gli devo tanto».

E nel tempo libero? «Cerco di ritagliarmi più tempo possibile da passare con gli amici e il fidanzato. In fatto di musica, film e libri mi piace un po’ di tutto. Se seguo la politica? Sì, cerco sempre di capire cosa posso fare per affrontare questa situazione legata all’emergenza sanitaria che sta condizionando pesantemente le nostre vite, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche sociale e quotidiano». Il momento più bello della sua vita? «Quando condivido momenti felici con persone a me care. Si può dire che i miei momenti più belli sono legati a momenti felici di altre persone».

Ma la chiusura non può che essere sul volley e sul dove può arrivare la Nottolini. «Quando giochiamo come sabato scorso, con la mente leggera, senza pressioni, è fantastico, possiamo battere chiunque. Merito di tutta la squadra, ma io vorrei citare in particolare le “piccole” del nostro bellissimo gruppo, hanno una grinta incredibile e da bordo campo le sentiamo fare un tifo incredibile per noi in campo. È una sensazione bellissima per noi che giochiamo ancora più cariche». —

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