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L’ALLENATORE AVVERSARIO 

Gattuso, maestro dei giovani che coltiva l’etica e la morale «Temo il contropiede ospite»

Luca Tronchetti
Gattuso, maestro dei giovani che coltiva l’etica e la morale «Temo il contropiede ospite»

Dopo la scoppola contro il Lecco il trainer ristabilitosi da un malore punta sulla voglia di riscatto della sua squadra, ma elogia  la fase difensiva dei rossoneri

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Luca Tronchetti

LUCCA. Giacomo «Jack» Gattuso a Como è uno di casa. Ha giocato 184 partite realizzando un gol – prevalentemente nel ruolo di libero, ma anche da centrocampista – e in riva al Lario è un po’un’istituzione. Due settimane fa ha accusato un malore ed è finito in ospedale per un paio di giorni creando preoccupazione in società, nei tifosi, nei media e nello spogliatoio. Perché Gattuso è un tecnico diverso dagli altri. Ha smesso di giocare a 33 anni nella Canzese in serie D e in pratica i dirigenti lo costrinsero a sedersi in panchina altrimenti lo avrebbero cacciato. La sua carriera di allenatore è iniziata in quello strano modo. Lui voleva fare il tecnico, ma gli sarebbe piaciuto proseguire a fare il calciatore per qualche altra stagione. Altra anomalia di Gattuso, caso più unico che raro, è che ha iniziato con la prima squadra, ma poi ha deciso che il suo futuro doveva essere nei settori giovanili. Dal 2004 al 2007 ha allenato Novara e Como e poi ha deciso di dedicarsi ai ragazzi con i vivai degli azzurri piemontesi e del blu reale dei lombardi. Quasi tutti gli allenatori fanno il percorso inverso. «Una mia scelta – sottolinea Gattuso – ci tengo a dirlo. Ho avuto in tutti questi anni diverse richieste, praticamente a ogni stagione. Ma ho sempre preferito restare dov’ero, perché è un lavoro che mi ha gratificato tanto. Io poi ho praticamente sempre avuto la Primavera ed è bellissimo portare i giocatori sino alla prima squadra, aiutarli a completare la crescita. Non ho alcun rimpianto. Sono un tecnico che tiene molto agli aspetti etici e morali dei giocatori, al lavoro di gruppo».

Nessuna parentela con il Gattuso più famoso, Gennaro “Ringhio” grande calciatore e attuale tecnico partenopeo: «A Napoli io ho soltanto una cognata, ma mi piacerebbe tanto conoscere Rino, un tecnico che ammiro moltissimo».

Sulla partita all’ora di pranzo contro la Lucchese, il mister è lapidario: «Sarebbe stupido guardare la classifica. I rossoneri negli ultimi tempi hanno fatto benissimo con le grandi. Basti pensare al pari di Lecco e a quelli interni con Renate e Pro Vercelli. Ogni partita fa storia a se e nel girone di ritorno le squadre raddoppiano le energie perché i punti valgono doppio e non c’è più tempo per recuperare. Temo molto la fase difensiva dei rossoneri. Che non concedono spazi e possono fare molto male in contropiede perché davanti hanno attaccanti importanti come Petrovic e soprattutto Bianchi. Dobbiamo giocare con serenità e non con l’ansia della prestazione per cancellare i gol rimediati nel derby. Volere subito il risultato, gettarsi in avanti per trovare il vantaggio potrebbe essere deleterio. Serve una gestione razionale e intelligente della gara per non rischiare di andare in difficoltà».

Al mister del Como, che ha sostituito Banchieri oltre due mesi fa conquistando sette vittorie consecutive per poi incappare in due ko nelle ultime tre partite, non sono andate giù le pesanti critiche rivolte alla sua squadra dopo il ko al “Ceppi-Rigamonti” con i cugini lecchesi: «Questo è un gruppo serio e coeso formato da ragazzi in gamba che tengono alla maglia. Le critiche fanno bene e migliorano le prestazioni quando sono costruttive, ma solo inaccettabili quando si trasformano in offese gratuite. Sono arrabbiato, ma anche consapevole che la squadra saprà reagire già a partire dalla gara odierna». —

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