Italia
Russo, la playmaker della Gesam Gas che voleva imitare Federica Pellegrini
La regista di coach Iurlaro è un’ottima nuotatrice e da bambina sognava di emulare la campionessa mondale
Alessandro Petrini
Ventiquattro anni, originaria di Civitavecchia, Francesca Romana Russo è uno dei volti nuovi della Gesam Gas e Luce di questa stagione. Arrivata in estate per prendere possesso della cabina di regia della squadra, dopo la partenza di Laura Spreafico, coach Iurlaro la sta impiegando progressivamente da guardia affiancata da Alessandra Orsili e in questo modo sta riuscendo a esaltare le sue doti di uno contro uno e la sua vena offensiva. Caratteristiche che sono valse la convocazione per il raduno della Nazionale 3x3 della scorsa settimana in vista del torneo preolimpico di Graz a maggio. «Tre giorni intensi e faticosi in cui però mi sono arricchita con concetti e idee che voglio portarmi dietro anche in campionato e nel lavoro di tutti i giorni».
Russo, stato civile e studi. «Sono libera. Ho iniziato a studiare grazie al Covid. Lo stop ai campionati mi ha dato lo stimolo per iscrivermi alla facoltà di scienze motorie dell’università telematica Pegaso».
Cosa fa nel tempo libero «Non sono una che gira molto durante la stagione. Sono molto inquadrata e ho bisogno di riposare tra gli allenamenti e le partite. Per cui non ho moltissimo tempo. In tempi normali mi piace andare a cena fuori. Ora sto in casa e mi rilasso sul divano o studio».
Quali sono le sue letture.
«Mi piace leggere le biografie degli atleti. Bella quella di Federica Pellegrini e ora leggo quelle di Magnini e Da Tome».
Cinema o teatro? Meglio la rete o la carta stampata?
«Cinema tutta la vita. Mio padre ha sempre comprato il giornale e mi piace averlo a casa e sfogliarlo per leggerlo, soprattutto quelli sportivi. La rete ovviamente è più semplice e veloce. Quando cerchi una notizia la trovi immediatamente».
Le piace viaggiare?
«Non ho viaggiato molto all’estero a causa degli impegni estivi con la nazionale. L’ultimo è stato in Bielorussia agli European Games 3x3. In Italia il mio posto del cuore è la Sardegna, un viaggio che farei sempre. All’estero mi piacerebbe molto andare in Grecia d’estate».
Pregi e difetti del suo carattere
«Come pregio sono sorridente, solare e altruista con le persone giuste. Di contro, faccio fatica a passare sopra un torto subito e a perdonare».
Cosa fa la sua famiglia?
«Mia madre è un’insegnante di minibasket ed è stata la mia prima allenatrice. Mio padre ha un giornale a Civitavecchia e ha una trasmissione sul basket femminile su Facebook e Youtube in cui parla di A2. Durante il weekend è in giro per fare dirette streaming».
Ha un poster in camera?
«No. Il mio idolo é Federica Pellegrini, modello da seguire».
Quando ha iniziato a giocare?
«Ho sempre fatto nuoto, anche ad alti livelli e potevo diventare molto brava. Ho iniziato con il basket quando i miei genitori hanno deciso di riaprire la loro società di pallacanestro. Avevo 8 anni e per due ho continuato a fare entrambi, poi il cuore mi ha portato a scegliere il basket, che essendo uno sport di squadra affrontavo in maniera migliore. Il nuoto è bello ma è duro. Non mi pento della scelta. Ogni tanto penso a quello che sarei potuta diventare nel nuoto».
Il suo ricordo del debutto.
«La prima volta tra i senior è stato in B a Santa Marinella, ma ero piccola. Poi in estate sono andata a Bologna dove ho esordito in A2 ed è stata una stagione bellissima. L’esordio in A1 è arrivato a Battipaglia, ma giocavo poco, il mio vero esordio lo considero lo scorso anno nell’Opening Day con la maglia di Palermo. Ero tesa e con voglia di fare. Ho fatto molti sbagli e mi sono sciolta con l’andare della partita».
Lei è mai scesa a compromessi?
«Forse l’ho fatto qualche volta nelle amicizie quando ero piccola. Poi crescendo ho imparato a evitare certe situazioni».
Ha mai perso le staffe?
«Mai completamente. Tendo a tenermi dentro le cose. Anche in campo».
A quale allenatore è più legata?
«Mia madre non la posso inserire in questa categoria. Dico Massimo Riga nei tre anni a Battipaglia, che mi ha fatto crescere molto a livello tecnico e mentale. Poi ancora Santino Coppa nei due anni e mezzo a Palermo. Mi ha fatto crescere ancora di più dandomi tanta fiducia in A1».
Il momento più bello della sua vita.
«Se posso parlare di un periodo direi quest’anno a Lucca, che dopo tre anni molto belli a Palermo è stato come ricominciare una nuova vita da zero e mi ha fatto riscoprire anche dei lati di me e capire che sono cresciuta in molte cose. Se penso a un momento, direi lo scudetto Under 17 a Bologna, perché è stata la prima vittoria e non ce l’aspettavamo». —
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