Il Tirreno

Lucca

L’ALLENATORE DEGLI OSPITI 

L’umiltà di mister Modesto «Un errore imperdonabile sottovalutare gli avversari»

Luca Tronchetti
L’umiltà di mister Modesto «Un errore imperdonabile sottovalutare gli avversari»

Nella file dei vercellesi milita il figlio di Ivano Della Morte che giocò nella Lucchese Il trainer dei piemontesi  s’ispira a Gasperini e Juric

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LUCCA. Pochi concetti, ma chiari ed espressi scandendo bene le parole. Per Francesco Modesto, 39 anni tra una settimana, ex terzino sinistro volante da 40 cross a partita che aveva come modello Paolo Maldini, la stagione alla guida della Pro Vercelli può rivelarsi un trampolino importante per il suo futuro di allenatore. É partito dal Rende, vicino alla sua Crotone, dove ha fatto benissimo per poi andare a Cesena dove le cose sono andate decisamente meno bene tanto che è arrivato l’esonero. Quest’anno però la sua Pro Vercelli e il suo 3-4-3 stanno facendo innamorare i tifosi che, pur non potendo seguire dal vivo i propri beniamini, restano piacevolmente impressionati dalla fluidità del gioco e dalle qualità degli interpreti molti dei quali giovani e giovanissimi.

Modesto s’ispira sopratutto a tre suoi ex allenatori che ritiene autentici maestri: il carisma di Walter Mazzarri che ha avuto alla Reggina quando la squadra riuscì salvarsi nonostante il -11 in classifica, Giampiero Gasperini ,che ha avuto al Genoa e da cui ha copiato il modulo tattico, la disciplina e il modo di valorizzare i giovani e Ivan Juric che lo ha diretto nell’ultima parte della sua carriera quando ha conquistato la promozione in serie A del Crtone, la squadra della sua città dove era partito ragazzino a 13 anni quando il club militava in Promozione calabrese e non esisteva il settore giovanile. Modesto, che ritiene Camoranesi l’avversario più forte incontrato perché univa la fase difensiva a quella offensiva e andava a rincorrerlo anche nella sua metacampo, nonostante la vittoria contro il Renate teme e non poco la Lucchese fanalino di coda: «Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare l’impegno contro i rossoneri. Dobbiamo essere tosti e cattivi perché loro hanno cambiato tanto e sono migliorati molto specie là davanti. Sbaglierei io e sbaglierebbero i giocatori pensando di andare in campo e fare un sol boccone degli avversari soltanto perché la classifica gli irride. Ricordo che, prima delle ultime due sconfitte, la Lucchese aveva ottenuto un filotto di sei risultati utili consecutivi. Segno evidente di un gioco e di un’identità precisa. Parlare di squadra favorita per me non ha senso. Ogni partita ha una storia differente. Al Porta Elisa dobbiamo essere bravi ad attaccare quando c’è da attaccare e a soffrire quando c’è da soffrire. Dobbiamo saper leggere la partita senza farci prendere dall’ansia del risultato».

Davanti mister lei ha l’imbarazzo della scelta.

«Poter scegliere è bellissimo per un allenatore. Comi, Rolando, Costantino? Chi non gioca dall’inizio può dare il suo contributo in corsa. Di certo c’è che con l’assenza di Emmanuello (è squalificato) dovrò cambiare qualcosa in mezzo al campo. Awua? Il ragazzo è pronto e smanioso di dimostrare il suo valore. Sicuramente lo impiegherò in questa partita. Sono molto contento della crescita dei giovani e in particolare di Matteo Della Morte (figlio d’arte, babbo Ivano, classe 1974, è stata la più forte ala destra degli anni Duemila vista nella Lucchese stagione 2000-01) che sta raccogliendo i frutti dei sacrifici fatti in questi mesi di duri allenamenti. Oggi dobbiamo stare molto attenti: loro hanno bisogno di punti e vanno affrontati con la testa altrimenti rischiamo di farci male». —

Luca Tronchetti

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