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Marianini, il cuore diviso a metà
L’ex mediano: «Con la Lucchese sono diventato professionista a Novara ho vinto il campionato di B»
Luca Tronchetti
LUCCA. Nella Lucchese ha debuttato tra i professionisti arrivando al punto più alto della storia del club negli anni Duemila mentre nel Novara ha vinto un campionato di B e realizzato dopo 55 anni di assenza il primo gol in A del club azzurro. Francesco Marianini, 40 anni, residente a Calci, ex centrocampista dalle lunghe leve, ha il cuore diviso a metà: rossonero e azzurro. Dal 2007 al 2002 con 117 presenze in campionato e 5 gol con la maglia della Lucchese, dal 2010 al 2014 con 116 presenze e 2 gol con la maglia del Novara.
Lucchese e Novara per Marianini sono come Alfa e Omega, l’inizio e la fine, l’adolescenza e la maturità. Due luoghi magici che gli sono rimasti nell’anima oggi che è lontano dal grande calcio e che dal 2016 ha preso in gestione la scuola calcio Calci (già Viola Club Calci), la squadra del posto dove tutto è iniziato e dove l’ex mediano frangiflutti con l’aiuto di nonno Benito (scomparso alcuni anni fa) e babbo Roberto, ex calciatore dilettante con il Tuttocuoio, ha deciso di investire per restituire ciò che gli è stato dato. «Ho preso il patentino di allenatore Uefa B, ma per il momento il calcio professionistico non m’interessa e cerco di portare avanti il progetto di una scuola calcio nel mio paese natale. Le partite? Le vedo ancora, ma non sono monotematico. Mi piacciono le serie tv, i film in genere e il tennis. Se c’è Federer mi entusiasmo come un ventenne. Il calcio è stata ed è la mia vita, ma seguo la serie A solamente quando gioca il Milan».
Marianini emulo di Albertini e Ambrosini entrambi milanisti, entrambi recupera palloni, entrambi geometri del centrocampo. Ma oggi con chi si identifica: «Mi piace da matti un altro ex rossonero: Manuel Locatelli. Ora gioca nel Sassuolo e non riesco a concepire come il Milan si sia fatto sfuggire un talento simile».
Rispetto a dieci anni fa com’è cambiato il calcio e il ruolo di centrocampista.
«C’è stata un’ evoluzione. Oggi tutti debbono giocare bene la palla e partecipare alla manovra che inizia in prevalenza dal portiere e quindi da dietro mentre prima erano i difensori centrali ad impostare. Anche i marcatori debbono avere un ottimo controllo palla».
Lucchese e Novara, tordelli contro paniscia (piatto tipico a base di riso, lardo, cipolle e fagioli).
«Tordelli tutta la vita. Ma solo a tavola. Perché Lucchese e Novara per me pari sono. Guardi, spero con tutto il cuore che entrambe mantengano la categoria e in pochi anni possano tornare almeno in B che è la categoria che maggiormente rappresenta i due storici club».
Cosa rappresenta per lei Lucca.
«La mia adolescenza. Sono arrivato in questa splendida città a 14 anni proveniente dal Pisa e portato dal compianto professor Alessandro Bianchi. Il mio primo maestro è stato Marco Masi ex calciatore di A con Torino e Pisa. Ricordo che mio nonno mi accompagnava al foro di San Giuliano e da lì con il mister che guidava la Primavera andavamo all’Acquedotto per l’allenamento. Di natura sono sempre stato un ragazzo serio e posato, non ho mai sgarrato in carriera, ma mister Masi è stato importante sia sul lato umano che su quello professionale. A Lucca poi ho avuto maestri di calcio come Orrico e Viscidi. Con D’Arrigo in panchina dovevamo salire in B invece quel maledetto playoff perso con la Triestina cambiò il corso della storia rossonera. Bruno Russo presidente? É una garanzia per la città. Mi ha cresciuto nello spogliatoio: uno che si faceva sentire, ma con i toni giusti ed era sempre prodigo di consigli con i più giovani».
Cosa rappresenta per lei Novara.
«Una città che ho vissuto intensamente portandomi dietro moglie e figlia. Anni bellissimi con il Piola sempre pieno e la promozione in A. E lì ci guidava quello che reputo il miglior allenatore che ho avuto in carriera: Attilio Tesser. Un educatore come pochi che abbinava umanità a intelligenza tattica e sapeva gestire il gruppo con grande equilibrio».
Insomma Marianini, oggi chi vince?
«La prego non mi metta in difficoltà. Farei torto a due bellissime storie d’amore». —
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