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Lazzini e quei tre anni di vittorie in rossonero: «Che sfide con Max Allegri»
Michele Citarella
LUCCA. 224 presenze tra serie C1 e C2, con la ciliegina sulla torta di tredici presenze in Serie B nella stagione 1991-92 con la maglia del Messina. A completare la carriera di Giacomo Lazzini ci sono poi i campionati di Serie D con Mobilieri Ponsacco e in eccellenza con la casacca della Mirandolese. A Lucca l’attuale mister non ha bisogno di presentazioni visti i trascorsi e i successi in Eccellenza e poi alla guida del Ponsacco dei record allenato anche in Serie D. Dalla stagione 2017-18 è vice dell’ex allenatore dell’Empoli e del Genoa di Aurelio Andreazzoli. Anche nella formazione umana e calcistica di Lazzini c’è l’Atletico Lucca, fucina di campioni che esattamente cinquanta anni fa avviava la propria attività fino a portarla ai massimi livelli del calcio giovanile dilettantistico. «Sono stato all’Atletico Lucca per tre stagioni, chiudendo con i Giovanissimi A; tre anni potrebbero non essere molti, ma credo che la categoria Giovanissimi sia cruciale per la crescita di un giovane calciatore».
Nato a Carrara, il classe 1967 Lazzini iniziò a tirare i primi calci nell’Antraccoli: «Nella mia famiglia si respirava calcio. Mio padre era stato per anni portiere della Carrarese, mio fratello ha giocato nei professionisti con il Cuoiopelli… era destino che iniziassi anche io con il calcio giocato». La prima emozione che lega Lazzini all’Atletico Lucca arrivò prima di indossare quella maglia rossonera: «Entrai a casa dopo essere stato a studiare, trovai nel salotto di casa mio padre a chiacchiera con Serantoni e Galli, talent scout della società. Mi salutarono e lasciarono la parola a mio padre che mi chiese: “Vuoi andare nell’Atletico Lucca?”. I due dirigenti non forzarono e non fecero le classiche promesse per accattivarsi le simpatie di un giovane, anche perché non ce ne sarebbe stato bisogno. Il mio “sì” fu deciso e la stagione successiva coronai un piccolo sogno».
L’impatto fu entusiasmante fin dal primo allenamento: «Le differenze rispetto agli altri club erano abissali. Un pulmino era a disposizione per prendere e riportare a casa i calciatori, attrezzature di vario genere per completare ogni tipologia di esercizio e metodi innovativi rispetto a ogni altra società. Il primo allenatore fu Galli, poi Serantoni e Ribechini, campo di gioco era la Scogliera. È lì, con quelle persone che ho potuto affinare piedi buoni e migliorare nella posizione di centrocampista centrale». Nella categoria Allievi nei primi anni Ottanta, l’Atletico Lucca dovette fare i conti con una realtà emergente. «Stava venendo fuori il Ponte a Moriano, che mi contattò per costruire una squadra fortissima; non a caso vincemmo il campionato provinciale Allievi e mi guadagnai un biglietto da visita per andare nel vivaio del Modena». Lazzini è ancora legato all’Atletico Lucca e agli aneddoti che ancora che porta nel cuore. «Ricordo un torneo a Picciorana, che ci vide spesso vincitori, con una finale che mi vide assoluto protagonista segnando una doppietta decisiva per la vittoria e per la conquista del titolo di capocannoniere». In quelle due stagioni nella categoria Giovanissimi, frequenti erano i duelli con un pari età destinato a essere protagonista assoluto del nostro calcio ai massimi livelli: «Quell’Atletico Lucca, a livello regionale se la vedeva spesso contro l’Armando Picchi Livorno in cui giocava tale Massimiliano Allegri, con cui duellavo spesso in mezzo al campo. Le sue qualità erano indubbie, ci siano scontrati anche sui campi di Serie C; mi restano le soddisfazioni di averlo battuto in tempi non sospetti grazie a unAtletico formidabile». —
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