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Lopez prepara la trappola «Ma se facciamo errori quelli non perdonano»

Luca Tronchetti
Lopez prepara la trappola «Ma se facciamo errori quelli non perdonano»

Il tecnico rossonero ritrova l’amico ds con cui ha condiviso due stagioni «Persona perbene: sono contento per la sua crescita professionale» 

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Niente è lasciato al caso. L’hombre vertical studia la squadra avversaria. Osserva i movimenti dei calciatori, recepisce e spiega ai suoi ragazzi. Il calcio è la sua vita. Ci mette anima e passione per inculcare i suoi concetti e vederli applicati. E i suoi occhi si illuminano quando nota miglioramenti costanti dei suoi giovanotti. Non è un tipo facile Giovanni Lopez. Severo, ma giusto. Sabato c’è il Renate capolista e lui li ha già messi in guardia: «Stavolta non sono ammessi errori. Perché se con il Lecco abbiamo rimediato, questi ti concedono poco o nulla e alla prima occasione, al primo svarione ti puniscono».

Mister, sabato incrocia di nuovo Antonio Obbedio, l’architetto della rivelazione del campionato.

«Considero Obbedio una persona perbene. Come sono ottime persone Magalini (ds alla Viterbese) e Deoma (l’attuale ds rossonero). Per me nella parola perbene è racchiusa l’esistenza. Odio i doppiogiochisti, che ti parla abbassando lo sguardo o chi si muove sottotraccia e non ti dice mai cosa pensa. Nei 18 mesi che abbiamo trascorso alla Lucchese con Obbedio c’è sempre stato un rapporto di fiducia, stima e confronto costruttivo. Non nego che spesso ci sentiamo e sabato lo abbraccerò volentieri. Ma in questa settimana penso esclusivamente alla partita. La squadra sta bene. Liberata dall’angoscia psicofisica del Covid, migliorata in alcuni reparti e con la possibilità di allenarsi e di giocare ogni 7 giorni e non ogni 72 ore come era accaduto a novembre. Contro Livorno, Carrarese e Lecco abbiamo conquistato tre pari, ma con maggior personalità potevano diventare tre vittorie. Con Deoma e lo staff lavoriamo per rafforzare l’organico e portare quei giocatori che servono ad alzare l’asticella. Renate rivelazione del campionato? Non per me. L’anno passato sono arrivati terzi e hanno migliorato l’organico. La società è solida e hanno intrapreso un percorso triennale con Diana che anche a me piacerebbe avviare: primo anno salvezza, secondo playoff attraverso innesti mirati, terzo anno migliorando ancora promozione in B. Il tutto senza buttare i soldi».

Riavvolgendo il nastro delle tre esperienze nella Lucchese cos’è mancato per il salto di qualità.

«Nell’autunno del 2015 non conoscevo l’ambiente. Ho fatto ottimi risultati risalendo la china e conquistando una media punti tripla rispetto al mio predecessore (Baldini). Avevo una squadra con elementi validi come Fanucchi, giovani non valorizzati come Terrani e tanti ragazzi dalla D. Ma non avevo fatto i conti con un dirigente (Giovanni Galli) che voleva influenzare le mie scelte. E con me non funziona. Il presidente (Bacci) decise di schierarsi con lui e alla fine con un altro tecnico (Galderisi)la Lucchese si salvò a 90’ dal termine vincendo a L’Aquila. A fine marzo 2017 sono tornato con una nuova dirigenza (i soci di minoranza di Bacci e Arnaldo Moriconi con Carlo Bini amministratore che lo contattò). La squadra conosceva i miei metodi di lavoro. Con Bruccini, Dermaku, Fanucchi recuperammo posizioni conquistando i playoff e arrivando sino agli ottavi con il Parma poi promosso in B. Rimpianti? No. I ducali avevano 14-15 elementi di categoria superiore. Il rammarico semmai l’ho avuto la stagione successiva. Siamo partiti bene. Sino a gennaio eravamo sesti. Poi iniziarono le avvisaglie dei problemi societari (Moriconi, azionista di riferimento voleva vendere) e la squadra perse certezze. Oggi in questa Lucchese mi trovo bene. Sento la fiducia e la stima di tutte le componenti. La squadra? Ho trovato ragazzi seri che provengono dai vivai o dalla D e hanno voglia di imparare». —

Luca Tronchetti

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