La protesta
«La megaofferta di Farina spiazzò il mondo del calcio»
LUcca
È stato il direttore sportivo del Vicenza nel maggio 1978 quando il presidente biancorosso Giussy Farina mise nella busta delle comproprietà 2 miliardi 612 milioni e 510 mila lire delle vecchie lire per aggiudicarsi Paolo Rossi a fronte degli 875 milioni scritti da Boniperti per la Juve facendo scandalizzare l’allora presidente della Lega, Franco Carraro (sempre lui), che minacciò di dimettersi in segno di protesta per l'immoralità della cifra. Tito Corsi, legato a Lucca e alla Lucchese, ha frequentato l’eroe dei mondiali 1982 sino a un anno fa. Oltre a Firenze i due si ritrovavano d’estate al mare in Versilia assieme a tanti personaggi del calcio. «Ci aveva detto di un fastidio alla schiena, ma nessuno gli aveva dato grande importanza. Invece... Povero Paolino era un ragazzo di una spontaneità e di una sincerità disarmanti. E la sua popolarità non si era scalfita con il passare del tempo». E parte l’aneddoto: «Sette anni fa un direttore di banca di Siena mi chiede se potevo contattare Pablito per portarlo al Palio come ospite. Gli telefono e lui accetta. Arriviamo per le prove e ci invitano a cena in una contrada. Dovevamo percorrere 7-800 metri e ci abbiamo messo un’ora. Centinaia di persone, adulti che lo avevano visto giocare e ragazzini che lo conoscevano di fama, lo hanno accerchiato. Selfie, autografi, strette di mano. Lui paziente, sorridente, disponibile, ha accontentato tutti. A un certo punto uno della scorta tuona: “O Rossi guarda che se non ti sbrighi facciamo mezzanotte e non ci danno da mangiare”. Senza quell’intervento saremmo ancora in piazza del Campo». —
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