Il Tirreno

Lucca

L’ALLENATORE AVVERSARIO 

Gregucci e il calcio d’attacco tra la filosofia di Fascetti e la modernità di Mancini

Luca Tronchetti
Gregucci e il calcio d’attacco tra la filosofia di Fascetti e la modernità di Mancini

Il tecnico dell’Alessandria  vuole una squadra offensiva votata al sacrificio e al momento ha raccolto di meno rispetto alle potenzialità del gruppo

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/ LUCCA

Sacrificio. É il mantra di Angelo Adamo Gregucci, classe 1964, difensore mordi-caviglie e adesso allenatore multitasking. Non solo calcio. Ma anche letteratura sportiva visto che alcuni anni fa ha pubblicato un libro («Il colore dei miei sentimenti») dove ripercorre le tappe della sua carriera dagli inizi nella Stella Jonica San Giorgio (squadra del paese natio) sino a giorni nostri sottolineando l’aspetto umano di un calcio che non esiste più. Eugenio Fascetti e Roberto Mancini sono i suoi punti di riferimento. «Estate 1987, ricordo il ritiro a Gubbio quando ci arrivò la notizia che la Lazio, dopo il deferimento del calcio scommesse, aveva evitato la C, ma sarebbe partita da -9. All’epoca c’erano in palio due punti per la vittoria e uno per il pari. Fascetti riunì la squadra in un sottoscala dell’albergo in cui eravamo in ritiro. Ci disse che lui, da professionista, non si sarebbe tirato indietro. Poi rivolto a noi calciatori: “Chi non se la sente di affrontare questa annata può uscire e andarsene”. Ci guardammo negli occhi in silenzio e decidemmo di restare per compiere il miracolo che avvenne negli spareggi salvezza. Fascetti per me è stato un secondo padre: i suoi insegnamenti me li porto dietro e li faccio miei quando mi confronto con i calciatori» .

Da difensore ha marcato Van Basten, Maradona («mi tremavano le gambe quando l’ho affrontato») e Mancini. E proprio del «Mancio» è diventato amico e vice allenatore alla Fiorentina, al Manchester City, all’Inter e in Nazionale. «Con Mancini ho un rapporto nato sui campi di gioco. Lo riempivo di calci, ma il gioco era più fisico e lo stesso trattamento era riservato anche gli altri campioni. Ho seguito Roberto a Firenze, successivamente abbiamo condiviso esperienze in Inghilterra, in Russia e in nazionale. Sa unire passato e presente del calcio con uno sguardo rivolto al futuro. Propone un calcio offensivo e riconosce subito i talenti».

Gregucci è tornato ad Alessandria per riportare il club in B dopo 46 anni: «Sono legato a questa società che mi ha lanciato da calciatore e che da tecnico ho portato alla semifinale di Coppa Italia di A».

A Lucca una trasferta in casa dell'ultima in classifica da non prendere comunque sotto gamba. Quali le insidie di questa sfida con i rossoneri?

«Sono tante. La Lucchese viene da una vittoria in trasferta a Pontedera in settimana e quindi ha dimostrato di essere una compagine temibile. Sono una squadra viva e lo sta dimostrando nonostante la classifica dica altro. Faccio esempi concreti: era sotto in casa di tre gol contro la Pergolettese e ha pareggiato, aveva subito 5 reti dall'AlbinoLeffe e ha sfiorato il pari. Da inizio settimana che sottolineo come occorrerà la massima attenzione»

L'importanza del recupero di Corazza e le condizioni generali dei suoi giocatori?

«La squadra sta bene. Corazza è stato fuori tre settimane ed è rientrato col gruppo: l'importante è riaverlo disponibile».

Le condizioni meteo hanno influito sulla preparazione della prossima partita?

«Chi è forte supera le difficoltà: abbiamo lavorato con molta attenzione valutando tutte le possibili sfumature».

Sei partite alla fine del girone di andata: vi siete posti i punti da raggiungere?

«Nessuna tabella. Si affrontano gli impegni di volta in volta come se si stesse giocando la finale di Champion’s. Solo così si ottengono i risultati». —



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