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«Quei bravi maestri ti insegnavano la tecnica e il piacere di giocare a pallone»

Michele Citarella
«Quei bravi maestri ti insegnavano la tecnica e il piacere di giocare a pallone»

L’ex centrocampista degli anni Ottanta-Novanta ricorda la grande gioia per la vittoria al mitico trofeo Gabrielleschi

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«La tecnica ed il piacere di giocare al calcio. Questo è quello che si insegnava nell’Atletico Lucca dei miei anni». Parola di Maurizio Cerasa, 57 anni, interno di centrocampo ed ex professionista negli anni Ottanta e Novanta, raccontando il suo percorso di baby calciatore dell’Atletico Lucca. «Ho saputo dei 50 anni della società leggendo le pagine de Il Tirreno e con molto piacere racconto la mia storia, le mie vicende e il mio legame verso questa società e quelli che furono i suoi personaggi».

Maurizio Cerasa ha bisogno di poche presentazioni per gli appassionati. Classe 1963 è stato uno di quei prodotti del vivaio che poi ha militato per oltre un decennio nel mondo del professionismo. Dodici le stagioni tra serie D, Interregionale e C2 con quasi 500 presenze tra il 1981 e il 1997.

A trentaquattro anni dice basta al professionismo e scende per alcune stagioni in Eccellenza e Promozione prima di dedicarsi alla attività di allenatore che gli regala altrettante soddisfazioni. Ivano Ragghianti lo chiama a Lucca per allenare la Berretti che raggiunse le finali nazionali (in quella squadra giocava il genoano Masiello). Siederà poi anche sulle panchine di Sestese, Cascina, Fortis Lucchese, Ghivizzano e Poggibonsi, dove è rimasto fino alla scorsa stagione. Con la Fortis Lucchese l’esperienza più duratura tra quelle recenti, dove «con uno zoccolo e una ciabatta» ottenne salvezze memorabili e valorizzazione di diversi giovani under. Al momento non è tesserato per nessuna squadra («con questo Covid, il calcio è l’ultimo dei miei pensieri. Quando questa pandemia sarà passata, vedrò quali opportunità si potranno creare»). Come molti nella sua generazione, Maurizio Cerasa ha iniziato a tirare i primi calci ad un pallone in piazza: «L’Anfiteatro era il nostro campo, con porte improvvisate e terreno disconnesso. All’età di sette anni il primo tesseramento nella società della Fratta». A notare piedi buoni e controllo del pallone un noto dirigente del pallone di quegli anni, recentemente scomparso, come Aldo Carrara, meglio conosciuto nel mondo del pallone lucchese come Bagai, per anni factotum della società Fratta e poi dirigente per trenta anni, fino alla sua scomparsa nel 2007, nell’Aquila S. Anna. Cerasa che dopo una sola stagione ebbe già l’opportunità di indossare la casacca rossonera dell’Atletico Lucca. «Paolo Serantoni mi contattò diverse volte, parlò con mio padre e Bagai e cambiai squadra. Giocare nell’Atletico Lucca era un onore. Vincemmo tantissimi tornei con la mia categoria e in qualche occasione venivo chiamato anche a giocare con i ragazzi di uno o due anni più grandi. Con la squadra del 1961, trascinati da un super Luca Pieri, vincemmo il prestigioso trofeo Gabrielleschi. Giocavo sulla trequarti, ma in quelle occasioni mi cimentavo anche come centravanti». —

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