Il Tirreno

Lucca

LA RIVOLTA DEI PRESIDENTI 

Senza protocolli la serie D non riparte «Meglio fermarsi sino a fine gennaio»

Luca Tronchetti
Senza protocolli la serie D non riparte «Meglio fermarsi sino a fine gennaio»

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/ LUCCA

In piena pandemia con oltre 500 morti al giorno e migliaia di ricoveri quotidiani c’è ancora chi - come i vertici della serie D - non si arrende all’evidenza e vuol proseguire a giocare ad ogni costo fissando le date dei recuperi e preparandosi a ripartire ad inizio dicembre senza adeguati protocolli e con società vicine al collasso per carenze di natura finanziaria visto che gli sponsor vengono meno così come gli incassi. Il pallone sta sgonfiando e i dilettanti sono i primi a pagare pegno. Se il 6 dicembre dovesse riprendere il campionato di serie D alcuni club - leggasi il Tolentino, formazione marchigiana con un passato anche in C - farebbero un passo indietro. Obbligata a ristorare i calciatori per gli emolumenti non percepiti da marzo in poi (c’era il lockdown) in seguito ad un accordo con l’Aic e impossibilitata a ricorrere al Ricovery Found e al Mes, la società chiuderà i battenti. E in questo frangente c’è una fronda interna alla Lega Nazionale Dilettanti che fa capo al presidente del Seregno, Davide Erba, che ha l’appoggio scritto di 30 società e un’intesa verbale con altri 30 club. Chiede le dimissioni dei vertici (il presidente Cosimo Sibilla e il braccio destro Luigi Barbiero) per una serie di motivi: dai protocolli inadeguati alla gestione surreale dell’emergenza Covid, ai rimborsi per le iscrizioni alla mancanza di decisioni collegiali come avviene nelle altre Leghe. «Pensano solo alle poltrone (Sibilla è in corsa per diventare presidente Figc) e non gliene frega nulla della salute di quanti operano quotidianamente e a vario titolo nei campionati dilettanti. I protocolli dei dilettanti sono acqua fresca contro il Covid. I tremila euro a società di ristoro? Un palliativo, il costo della Coppa Italia che quest’anno non si disputa. Dove sono finiti i milioni stanziati dalla Figc? Perché non vengono distribuiti alle società minori? Se poi verrà approvata la legge in discussione che rimuove il vincolo calcistico dei dilettanti sino a 25 anni per noi e per le scuole calcio non ci sarà futuro. Hanno incassato da 166 club 30mila euro ciascuno come tassa d’iscrizione e cosa è tornato a livello di sicurezza sanitaria? Perché non ci vengono rimborsati i tamponi e le necessarie sanificazioni agli impianti che da sole le piccole società non riescono a fare? In questa situazione le società mettono a rischio la salute dei propri dirigenti dei giocatori e delle loro famiglie».

LE SQUADRE TOSCANE

Giocare o fermarsi per attendere gli sviluppi pandemici e magari riprendere a fine gennaio per poi chiudere il campionato - senza gli inutili playoff - a fine giugno o a luglio. Il presidente del Seravezza, Lorenzo Vannucci, punta sullo stop: «Quanto abbiamo visto sinora è vergognoso. Abbiamo giocato un recupero con il Fiorenzuola in un clima surreale. Parlare di sport in queste condizioni è fuorviante. Gli ospiti sono arrivati dall’Emilia, che è zona rossa, in pullman. Una cinquantina di persone tra atleti e dirigenti. E si pretende che il contagio non si estenda se neanche abbiamo protocolli chiari. Il recupero ci è costato 700 euro e i tremila euro di ristoro stanziati dalla Lega Nazionale Dilettanti tra tamponi e sanificazione spariscono in una settimana. Io non mi schiero con il presidente del Seregno perché la Federazione, a mio giudizio, è presa tra due fuochi. Ma certo è che va fermato il campionato da oggi sino alla fine delle vacanze di Natale. Proseguire non ha senso». Alessandro Remaschi, presidente del GhiviBorgo, pur senza attaccare il palazzo «con noi la Lnd si è sempre comportata bene», ritiene sia corretto fermare temporaneamente il campionato: «Stadi chiusi, sponsor che annullano contratti pubblicitari, situazione sanitaria al collasso visto che sia io, sia il mister, sia alcuni giocatori siamo positivi al Covid. Basterebbero questi elementi di criticità per procrastinare ulteriormente il ritorno in campo. Faccio una domanda: è più importante la salute o l’aspetto economico del gioco del calcio? Spostare le squadre per i recuperi in zone ad alto rischio è un azzardo che non ci convince. Sarebbe più saggio attendere qualche mese creando protocolli ad hoc». Posizione attendistica per il vice presidente del Real Forte Querceta, Alessandro Mussi: «Come delegato assembleare sostengo che la Federazione sta cercando soluzioni attuabili per questa categoria che è diversa da tutte le altre. Credo che la volontà sia quella di modificare il protocollo mettendo un tetto ai positivi (con meno di 3 si gioca) e tamponi rapidi per le squadre. Certo ci fosse una mutualità dal calcio professionistico legata agli introiti dei diritti tv potremo ripartire le risorse per quote a livello dilettantistico e di settori giovanili. Le società hanno sostenuto e stanno sostenendo spese senza ritorni di alcun genere e sono allo strenuo delle forze con molte che rischiano di saltare». Fabio Ciatti, direttore generale dell’Aglianese: «Senza un nuovo e chiaro protocollo sarà difficile tornare in campo il 6 dicembre. Avete visto tutti che più della metà dei recuperi non sono stati disputati a causa di calciatori o staff tecnici risultati positivi al Covid. I vertici federali ci avevano sbandierato l’imminente entrata in vigore di un protocollo preciso. Per ora invece sono soltanto chiacchiere. Perché su una cosa siamo tutti d’accordo: la salvaguardia della salute va al primo posto. E questi continui rinvi (anche l’Aglianese ha avuto una decina di calciatori positivi al coronavirus) finiscono per condizionare il campionato favorendo qualche squadra a discapito di qualche altra. Capiamo perfettamente le ragioni del presidente del Seregno, ma preferiamo non schierarci. Non abbiamo aderito alla sua iniziativa perché non vogliamo immischiarci in questioni di natura politico-sportiva». —

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