Il Tirreno

Lucca

LA LUCCHESE E IL COVID 19 

Un campionato tra tamponi e spese mediche

Luca Tronchetti
Un campionato tra tamponi e spese mediche

La serie C è a rischio tra norme farraginose e mutevoli, costi considerevoli e tempi ridotti per fare gli esami ai calciatori

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/ LUCCA

Prima il Palermo, adesso Lucchese e Como, domani Vibonese e Viterbese e in un prossimo futuro chissà quante altre squadre di serie C dovranno affrontare il problema di calciatori e staff positivi al Covid. Un problema serio legato al diritto alla salute. Che rischia di falsare questo campionato e costringe società - che hanno già problemi di bilancio per l’assenza di incasso al botteghino - a sostenere spese sanitarie aggiuntive con una questione non solo di costi, ma anche di tempistiche nell’esecuzione degli esami necessari per consentire ad un calciatore negativizzato di potere scendere in campo. Parliamoci chiaro: se non si è club dotati di laboratori come Inter, Milan e Juventus o comunque società di A che possono rivolgersi senza grandi problemi a cliniche private, si fa fatica ad andare avanti. La D dopo 47 partite rinviate su 83 farebbe meglio a chiudere già domani, la C continuando così entro un mese avrà una situazione analoga e anche la B è a forte rischio come dimostra la Reggiana.

IL CASO LUCCHESE

Prendiamo quanto sta accadendo in casa rossonera. Sarebbe da sconsiderati se la Lega di C e il suo presidente Francesco Ghirelli costringessero la Lucchese (ma anche il Como) a dover spendere il Bonus Covid di fronte ad una situazione di ulteriori controlli e verifiche nei confronti di negativizzati che richiedono almeno 5-6 giorni ( a meno che tu non ti chiami Cristiano Ronaldo e giochi nella Juventus). Nella Lucchese attualmente ci sono 17 positivi al Covid più due calciatori con la febbre sottoposti a tampone (il risultato si conoscerà nella giornata odierna). Alcuni tra i giocatori sono soggetti asintomatici, altri poco sintomatici e altri hanno una sintomatologia più importante. Adesso lo staff medico diretto da Adolfo Tambellini deve iniziare a verificare quanti giocatori si sono negativizzati. E lì iniziano i problemi pratici. L’Asl, che si è dimostrata molto disponibile con la Lucchese, in questo momento pandemico non può e non deve avere preferenze per i calciatori, ma deve eseguire i tamponi in primo luogo su soggetti che hanno ulteriori patologie e problematiche gravi. La Lucchese si rivolge ad una struttura privata (la Feder Lab indicata dalla Figc) che ha sede a Salerno in Campania. E quindi fuori Regione. Ma la norma impedisce di fare il tampone a un positivo fuori dalle Asl regionali. La Lucchese deve rivolgersi per i nuovi tamponi ad una struttura privata in Toscana. «Il guaio - sostiene Tambellini - che i laboratori toscani hanno difficoltà a darci un appuntamento a breve perché oberati di lavoro».

ALTRI ESAMI MEDICI

E c’è un altro grave problema. Quando un giocatore è negativizzato non può allenarsi e scendere in campo sic e simpliciter. Deve effettuare una serie di esami medici che necessitano l’intervento di specialisti (internisti, cardiologi, infettivologi, medici dello sport). Questi gli esami necessari prima di essere riammessi in gruppo: test da sforzo massimale con valutazione cardio-polmonare, eco cardiogramma color doppler, ECG con Holter 24 ore, esame spirometrico completo, esami ematoclinici, Tac polmonare a giudizio del medico del club, nullaosta infettivologico per la ripresa dell’attività. Esami che hanno un costo non indifferente e un laboratorio o una clinica possono esasperare il prezzo specie se i risultati servono in meno di 24 ore. —

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