Il dolore
Monaco sconsolato e avvilito «Non ha funzionato niente»
Il presidente Russo chiede scusa a città e tifosi per la prestazione e mette tutti in discussione evitando però processi sommari
BUSTO ARSIZIO
Settantadue ore per salvare la panchina e per rimettere in carreggiata la squadra che più di ogni altra lo ha reso felice e ne ha fatto un simbolo assoluto: la Lucchese. Francesco Monaco a fine partita ha poca voglia di parlare. La voce si fa più flebile e le parole escono con grande difficoltà. «Non c’è nulla da salvare a prescindere dal rigore che, a mio avviso, è stato concesso con troppa generosità dall’arbitro. Purtroppo tutto quello che proviamo in allenamento e che ci siamo detti in albergo prima della partita non è stato applicato al momento di scendere in campo. E dopo il loro primo gol non c’è stata reazione. Abbiamo tre giorni per cambiare registro e ognuno deve prendersi le sue responsabilità». Una frase ad effetto che ci lascia interdetti: qualche componente la rosa che sta remando contro? «No, assolutamente. Dico che d’ora in poi non possiamo guardare in faccia a nessuno se vogliamo uscire tutti assieme dal tunnel in cui ci siamo cacciati. Dobbiamo dimostrare a tutti, società, tifosi e media, che non siamo quelli visti a Busto Arsizio». In soccorso di mister Monaco arriva il tecnico dei tigrotti lombardi, Ivan Javorcic: «È lo scotto dei neofiti della categoria. Anche la mia Pro Patria nel primo anno di C perse 5 delle prime 6 partite disputate. Ma la società e la squadra erano con me e abbiamo avuto la forza di risalire la china. Auguro a Monaco e alla Lucchese di fare altrettanto». Il momento è difficile il presidente Bruno Russo invita alla riflessione: «Tra 3 giorni abbiamo una nuova partita e buttare il cappello per aria ora sarebbe deleterio. Occorre riflettere e preparaci al meglio per il match con la Juve B. Siamo stati inconsistenti sul piano tecnico, tattico, fisico e agonistico. L’esonero del tecnico? Siamo tutti in discussione da presidente al magazziniere. Mi scuso con città e tifosi per queste prestazioni, ma adesso è il momento di chiuderci a riccio, capire le situazioni e prendere i provvedimenti del caso con assoluta serenità». ll ds Daniele Deoma è imbufalito e se potesse caccerebbe una dozzina di calciatori: «Senza attributi è meglio restare a casa. Caccetta? É parecchio indietro. Non gioca da 8 mesi e non so se potrà andare in panchina domenica. Senza la rabbia e la fame non si va da nessuna parte». —
L.T.
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