Gioco
Il babbo deve pagare 2500 euro: lui rinuncia al sogno rossonero
Il primo club giovanile del 15enne non concede la liberatoria senza l’esborso «La società non aveva diritto al premio, ma non si può cedere a queste logiche»
LUCCA
Una storia emblematica che riassume tante, troppe storie, di un calcio che ormai da tempo ha perso la «verginità» delle sue origini e ha puntato solo ed esclusivamente sul Dio denaro che, ormai in ogni ambito e in ogni settore, è sul gradino più alto del podio e tende ad escludere ed emarginare chi fa dell’etica e della morale sportiva il suo brodo primordiale. Questo è il caso di un ragazzo maturo più di tanti altri coetanei che ha visto infranto un sogno che cullava da bimbo: quello di giocare nella squadra del cuore. La Lucchese, la formazione della sua città, il club amato dal babbo. A raccontare la storia è Massimo Romiti, stimato professionista, padre di Marco, classe 2005. É una storia amara che deve far riflettere.
L’ORIGINE
Da giugno, il momento in cui la Lucchese torna nei professionisti, la società rossonera inizia ad allestire le squadre giovanili e chiede al San Donato, club dove Marco Romiti ha giocato negli ultimi tre anni, di poter portare in rossonero l’attaccante capace di segnare tanti gol. Una proposta accolta in modo entusiastico sia dalla famiglia Romiti, sia dallo stesso San Donato, orgoglioso di aver formato un ragazzo per il calcio professionistico. Trovato l’accordo con il San Donato, i primi di luglio si viene a sapere che ci potrebbero essere problemi di tesseramento con il Luccasette, società dove Marco ha giocato fino all’età di 12 anni. «Ci sono delle norme federali, articolo 96 delle N.O.I.F. – racconta babbo Massimo Romiti – che prevedono la possibile richiesta di un “premio di preparazione” da parte delle società in cui il ragazzo ha militato nelle 5 stagioni precedenti verso il club professionistico. Vengo così a sapere dalla Lucchese che il Luccasette non aveva intenzione di dare una liberatoria senza il pagamento del corrispettivo di 2500 euro».
Ed ecco scoppiare la grana. «La Lucchese alla fine di un’estenuante trattativa con il Luccasette è arrivata a proporre il pagamento immediato di 500 euro e un diritto di riscatto di 2000 euro al termine della stagione. Una proposta che non è stata accettata». riprende Romiti. Nel frattempo Marco aveva iniziato la preparazione con la nuova squadra degli Allievi nazionali 2004-05 della Lucchese, trovandosi subito bene con i compagni e con l’allenatore Davide Guasti. Nel momento in cui è stato necessario il tesseramento ufficiale, la Lucchese ha spiegato a Massimo Romiti di non poterlo fare per il mancato accordo con il Luccasette. «Alla luce di questa situazione - prosegue il babbo del ragazzo - ho cercato di capire anche con amici che ho nel settore, quali sono le prassi usate. Ho scoperto che in questi casi spesso è il genitore che si va a sostituire al club professionistico, “liberando” il figlio con un suo personale esborso. Ne abbiamo parlato in famiglia e lo stesso Marco ha detto esplicitamente che non era la maniera per risolvere, dimostrandosi prima uomo che calciatore, mostrandosi disponibile a rinunciare alla Lucchese e a tornare al San Donato«.
Una scelta controcorrente che Massimo Romiti e la sua famiglia rivendicano con orgoglio. «Che insegnamento diamo ai nostri ragazzi se i genitori pagano per farli giocare in un club professionistico? Sto scoprendo che in questo ambiente purtroppo avviene ed è una logica che non accetto. Marco ha rinunciato al sogno della sua vita perché il Luccasette si è irrigidito non accettando la proposta della Lucchese».
Dopo il danno però la beffa, perché Romiti padre scopre nei giorni successivi che il Luccasette non aveva diritto a richiedere il premio preparazione. «Dopo varie ricerche - conclude - ho chiamato direttamente la Commissione Premi preparazione della Figc di Roma che mi ha comunicato il fatto che nella corrente stagione 2020-21 il Luccasette (matricola 750668) è “società di puro settore giovanile” e quindi non poteva chiedere il premio». Le considerazioni sono davvero amare. Sottolinea Romiti: «Il comportamento dei soggetti in causa mi fa davvero pensare. Perché il Luccasette ha preteso per mio figlio una somma di denaro che non aveva alcun diritto di esigere? La stessa Lucchese doveva secondo me avere maggiore professionalità nel trattare questo argomento, visti i tanti problemi che so aver avuto per allestire le squadre con ragazzi presi da altre realtà». C’è poi la componente ragazzo e il “danno” che viene fatto sulla sua pelle. «Mio figlio ha dimostrato una maturità fuori dal comune perché non era facile lasciare tutto come ha fatto ed andare a giocare in un campionato provinciale con gli amici del cuore. Di fatto ha perso un’occasione che spero un domani possa riavere. Ma nella vita prima bisogna essere uomini». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
