Il Tirreno

Lucca

IL precedente famoso 

CR7 venduto dalla sua prima squadra per tute e palloni

LUCA TRONCHETTI

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Duemilacinquecento euro non sono uno scherzo. E non solo in tempi di crisi economica e lock down. Eppure ci sono diversi genitori disposti a rinunciare, magari a generi di prima necessità, pur di sognare per il proprio figlio una carriera da serie A. Povero calcio, come sei ridotto! Già le famiglie debbono addossarsi le spese di trasporto e quelle del kit (magliette, pantaloncini, ecc.) per poter vedere i pargoli sgambettare in un campetto. Se poi per farli giocare in squadre giovanili di club professionistici debbono pure versare migliaia di euro allora è meglio lasciar perdere. A meno che uno non sia certo di avere per le mani il nuovo Totti. Marco e suo padre hanno fatto la scelta più intelligente. Vorremmo ricordare che alla fine degli anni Cinquanta ci fu un ragazzino, poi divenuto campione d’Europa e vice campione del Mondo con la maglia azzurra, che rispondeva al nome di Angelo Domenghini, imprendibile ala destra, che a 14 anni giocava a pallone all’oratorio. Durante un torneo estivo il prete lo notò e gli disse che lo avrebbe fatto giocare in Prima Divisione con il Verdello. In cambio al curato arrivarono una muta di maglie e dei palloni. Dal Verdello poi passò all’Atalanta per 200mila lire. Qualcuno sorriderà dicendo «roba vecchia, acqua passata». E allora rilanciamo. Nel 1997 un bimbo portoghese di 10 anni fu prelevato dal National di Madeira dal settore giovanile dell'Andorinha che ricevette in cambio palloni, tute e maglie. Quel bimbo era Cristiano Ronaldo. —



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