Il Tirreno

Lucca

ALPINISMO E DISABILITÁ 

L’impresa di Lanfri e Coda sfuma vicino al Cervino «Ci riproveremo nel 2021»

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LUCCA

Andrea Lanfri ha da sempre avuto l’istinto di superare ogni limite anche quando si trattava solo di barriere mentali e ha trovato sulla sua strada Massimo Coda, atleta biellese che affronta le pareti più impervie con una protesi al titanio dal ginocchio in giù. L’avventura parte a giugno, dopo il via libera agli spostamenti in un’Italia assopita che lentamente si riprendeva la vita. La prima è stata la Regina delle Dolomiti, la Marmolada (12-14 giugno). «Abbiamo pensato di cominciare con la più semplice – dice Andrea – ma non è stata una passeggiata». A rendere più difficile del previsto la prima tappa sono state le condizioni non ottimali della neve. La seconda tappa: Gran Paradiso (3-5 luglio). La prima dell’elenco a superare i 4000 metri, nonché l’unica interamente in territorio italiano. «Due vette su cinque sono fatte! Marmolada e Gran Paradiso – scriveva Andrea il 4 luglio sui suoi canali social – Questa è la prima volta che in un uscita insieme a Massimo Coda tutto fila tranquillo». Il 28-31 luglio è la volta del tetto d’Europa: Lanfri e Coda partono alla conquista del Monte Bianco, versante italiano. Tenda, fornello, cibo, piumini, sacco a pelo: gli zaini erano davvero molto carichi. Un passo dopo l’altro Andrea e Massimo arrivano al ghiacciaio del Miage:«In questo tratto si alternano neve, sassi e crepacci. Per le mie protesi e il mio equilibrio si tratta di un esercizio enorme di concentrazione, che richiede preparazione fisica e mentale» racconta Andrea Lanfri. Finalmente i due atleti scorgono in lontananza il Rifugio Gonella e seguendo il filo della cresta Andrea e Massimo arrivano in vetta: quota 4810 metri. La quarta tappa è il re di Pietra, il Monviso (21-23 agosto). Scelgono di salire dalla cresta Est e scendere dalla via normale. L’avventura giunge poi all’ultima tappa, la più insidiosa, la più affascinante. I due alpinisti provano a raggiungere la cima del monte Cervino (4-6 settembre). Erano arrivati a quota 4250 metri, Pic Tyndall poco prima dell’ Enjambèe. La croce era li, davanti a loro, a circa due ore di cammino, ma il buon senso ha prevalso sulla voglia di conquista. Il tempo a disposizione, infatti, era limitato. Alle 16 le condizioni meteo sarebbero peggiorate e la discesa sarebbe stata davvero troppo rischiosa. Al momento la stagione e gli impegni non permettono una risalita, ma l’impresa è rimandata al prossimo anno. —

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