Gioco
Quindici anni fa Aldo Grassi in accordo con il sindaco Fazzi aveva presentato un progetto
Dal maggio 2005 lo stadio è stato sempre al centro della politica di rilancio del calcio nella nostra città Ecco le varie tappe sino ad oggi
LUCCA
Era il maggio 2005 quando a Lucca si iniziava a parlare del nuovo stadio. All’epoca il futuro e le ambizioni della Lucchese passavano dalla costruzione di un nuovo impianto con tanto di plastico reso noto che doveva sorgere a San Donato e avere una capienza da 15 a 25mila posti a sedere. Un progetto caldeggiato dall’allora presidente Aldo Grassi con il supporto dell’allora amministrazione di centro-destra guidata da il sindaco Pietro Fazzi e che, attraverso i fondi del Credito Sportivo, aveva trovato nel Gruppo Valore di Prato e la Cipriano Costruzioni di Lucca gli imprenditori disposti a tuffarsi in questa impresa. Per l’ultimo vero grande presidente rossonero quella del nuovo stadio era «una grande opportunità per Lucca e la Lucchese». Perchè l’operazione si poteva avvalere di un finanziamento del 100% della cifra del progetto, ad un tasso del 4,5%, erogato per la realizzazione di 30 nuovi impianti sul territorio nazionale. Sappiamo tutti com’è andata a finire. La Lucchese finì in mano all’avventuriero Fouzi Hadj che in tre anni accumulò 8 milioni di debito portando il club al fallimento. E quando, nell’estate 2008, il Gruppo Valore e quello Cipriano presero in mano le redini del club quel tipo di progettualità era tramontata e nel 2011 l’inchiesta della magistratura (ma già nell’ottobre del 2010 la componente politica nel cda della Lucchese si era dimessa facendo presagire il peggio) mise una pietra tombale sul progetto legato al nuovo stadio che, nel frattempo, aveva preso le sembianze di una «ricostruzione» totale del Porta Elisa con la realizzazione all’interno persino di un albergo vista Mura. Quindici anni fa il presidente Grassi, che non aveva mai millantato politiche societarie faraoniche stando sempre attento ai bilanci, ebbe a dichiarare: «Ci vuole l'aiuto di tutti affinchè questa opportunità, che non costa niente alla cittadinanza, ma che avrebbe ricadute di posti di lavoro e luoghi di svago, abbia successo e superi i problemi che si possono frapporre, primo fra tutti la concorrenza di altre città».
Ieri come oggi la rinascita vera della Lucchese passa dalla fruibilità dello stadio e dalle possibili ricadute economiche sulla città. Sarà davvero la volta buona? —
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