Gioco
Il patron del Barga «I club professionisti devono rispettare i vivai dei dilettanti»
Dopo l’Atletico Lucca anche la società della Media Valle stigmatizza il comportamento di certi direttori che “scippano” i ragazzi per non pagare i premi
BARGA
Squadre di settore giovanile e vivai di squadre professionistiche. Almeno in Lucchesia questa simbiosi pare impossibile. Le nuove regole – che impongono ai club professionistici l’allestimento di squadre giovanili e che estendono da 3 e 5 anni il riconoscimento del “premio preparazione” che i professionisti devono pagare in caso di vincolo alle ultime tre società dilettantistiche di provenienza del calciatore – accrescere il conflitto tra dilettanti e professionisti. A richiamare l’attenzione è il presidente del Barga, Leonardo Mori. Attacca «certi direttori sportivi» accusati di convincere le famiglie dei calciatori senza mai comunicare con la società di provenienza, accusate di ostacolare eventuali opportunità al calciatore per il solo fatto di chiedere la cifra di “premio” che spetta e che il club professionista si rifiuta di pagare esponendo i genitori, il più delle volte ignari della presenza di premi preparazione, coefficienti, vincolo pluriennali, articolo 108 e simili. Nelle scorse settimane era stato l’Atletico Lucca ad uscire allo scoperto. Ora lo fa il Barga in un comunicato: «Società professionistiche che hanno l’esigenza di avere settori giovanili, non possono pensare di fare razzie nei vivai vicini senza pagare quanto previsto dalle norme. In genere, le società serie pescano il giocane bravo nei vivai dei dilettanti e lo fanno crescere con soddisfazione di tutti. Altre società, per convincere un bimbo bravo, ne prendono altri tre senza alcun interesse, se non quello di agevolare il viaggio delle famiglie e la compagnia del ragazzo. Avere la possibilità di creare talenti come Di Lorenzo è la soddisfazione di ogni piccolo dirigente della Lucchesia: essere insultati sui social da genitori ambiziosi per i loro figli non fa piacere, come non fa piacere sentirsi prendere per i fondelli da certi direttori. I professionisti devono avere un altro approccio e soprattutto rispetto per i nostri vivai». —
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