Il Tirreno

Lucca

LUCCHESE, ECCO IL NUOVO ALLENATORE DEI PORTIERI 

Bianucci atteso all’esame di maturità «Il calcio mi assorbe 24 ore su 24»

Luca Tronchetti

Cresciuto nel mito di Francesco Toldo a 23 anni ha lasciato i pali per dedicarsi alla crescita dei numeri 1

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/ LUCCA

Testardo, ambizioso, deciso a fare del calcio il suo lavoro, ma sempre dietro le quinte consapevole dei suoi limiti. Perché l’umiltà è una delle sue principali peculiarità assieme alla voglia di apprendere, di carpire i segreti di chi attraverso l’esperienza conosce il mestiere più e meglio di lui. Niccolò Bianucci (nella foto), 31 anni, empolese, un metro e 80 centimetri, nuovo preparatore dei portieri della Lucchese, a 23 anni ha attaccato i guanti al chiodo per iniziare il mestiere di allenatore dei portieri. E visto che il ragazzo apprende facilmente nel giro di poco tempo ha ottenuto 3 attestati Uefa (l’ultimo è il master per allenatore dei portieri di A e B che gli ha aperto le porte della Lucchese) e ha scritto un libro sull’addestramento e la formazione del numero 1. Insomma, la sua vita è votata completamente al calcio. Un perfezionista che, anno dopo anno, si è ritagliato uno spazio maggiore iniziando dalle squadre giovanili per poi passare alla prima squadra senza disdegnare nemmeno il calcio femminile come preparatore dei portieri dell’Empoli in rosa in B nel 2015-16.

L’ESPERIENZA TRA I PALI

Figlio di un medico, ex ala del Ponte ad Elsa alla fine degli anni Settanta in Prima Categoria, il piccolo Niccolò ripudia il ruolo paterno e si mette a difendere i pali della squadra del suo quartiere. Come il babbo, grande tifoso viola, anche lui segue la Fiorentina e il suo idolo diventa Francesco Toldo: «Per me un mito. Volevo imitarlo in tutto e giuro che quando è andato all’Inter mi sono messo a tifare per i nerazzurri sino al giorno del suo ritiro». Bianucci per due stagioni gioca nel vivaio dell’Empoli: Giovanissimi e Allievi B. Con lui ci sono Angella (ex Udinese) e Pelagotti (portiere del Palermo). Poi 5 stagioni al Cuoio Cappiano in C2 con un anno negli Allievi, due in Berretti e poi terzo portiere in prima squadra: «Lì ho incontrato mister Di Stefano. Con lui a 18 anni ho fatto il mio primo ritiro a Pomarance. Che emozione rivederlo al Porta Elisa e poter lavorare di nuovo con lui e con una persona straordinaria come Monaco». Nel 2007 arriva la prima esperienza da titolare in Eccellenza (Castelfranco Stella Rossa). Seguono due anni in D a Monteriggioni e Montevarchi. A quel punto - siamo nella stagione 2010-2011 - l’esperienza che ti cambia la vita: la serie C elvetica a Biasca nel Canton Ticino tra Lugano e Bellinzona: «Titolare nella Biaschesi guidata da Baldo Raineri. Lì i campi sono curatissimi e gli impianti senza barriere. C’è grande rispetto e a nessuno verrebbe in mente di fare invasione per protestare contro un qualsiasi decisione arbitrale. Al termine di quell’annata maturai la decisione di smettere con il calcio giocato, ma proseguire con quello sport che amo in un’altra veste».

DA DRAGO AI ROSSONERI

Bianucci abita a pochi minuti dagli impianti di Monteboro, la casa del settore giovanile dell’Empoli: «Chiesi al mio grande maestro Giulio Drago, ex numero 1 azzurro in A e con Marchisio, Ribechini del Pontedera e Rocca del Siena una delle persone più importanti della mia vita, la possibilità di vederlo all’opera negli allenamenti». Era il marzo 2013. E la vita di Bianucci imbocca un’altra direzione. Da giugno viene inserito come preparatore dei portieri del vivaio a partire dagli Esordienti, nel 2015 eccolo nella Berretti del Pontedera, nel 2018 con la Robur Siena dove partecipa al ritiro di Castel del Piano e conosce i futuri rossoneri Cruciani e Panariello mentre nella scorsa stagione eccolo a fare il preparatore dei portieri della prima squadra dello Scandicci, che da 15 anni consecutivi milita in serie D: «Mi occupavo della prima squadra e coordinavo i portieri del settore giovanile. A 8 partite dal termine, prima dell’emergenza Covid, eravamo sesti in classifica, miglior piazzamento nei 115 anni di storia del club». Poi due settimane fa la telefonata che ti cambia la vita: «Un amico (il ds del Gavorrano, Filippo Vetrini) mi fece presente che la Lucchese aveva un problema con il preparatore dei portieri. Ebbi due contatti con il ds Deoma, una persona schietta, diretta e sincera, che mi ha fatto parlare con mister Monaco. Per me la Lucchese è un sogno che si avvera e voglio dimostrare le mie qualità a chi ha avuto fiducia in me. Porterò i miei metodi di lavoro, ma senza stravolgere quello che ha fatto il mio predecessore. Flessibilità e condivisione sono le parole d’ordine. Siamo un bel gruppo di lavoro. I tifosi ci stiano vicini, non se ne pentiranno». —

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di Redazione web