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LA STORIA 

Fugge negli States per trovare squadra e lavoro, ma il Covid lo riporta in Lucchesia

MICHELE CITARELLA
Fugge negli States per trovare squadra e lavoro, ma il Covid lo riporta in Lucchesia

Andrea Maionchi, 27 anni, era stato preso dai Los Angeles  ma con la pandemia è rientrato e ora gioca a Lammari

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LAMMARI

Da Los Angeles a Lammari, dalla possibilità di lavorare negli Stati Uniti a quella di ritrovarsi nuovamente in Italia in cerca di un lavoro con le incognite della crisi economica, del coronavirus e degli effetti che il lockdown sta creando non solo in Italia, ma anche oltre Oceano. Queste vicende rappresentano lo sfondo della storia di Andrea Maionchi, ventisettenne lucchese che si è trovato ad essere portiere dei Los Angeles 10, società militante nel campionato di serie C statunitense. In America pensava di stabilizzarsi anche sul piano lavorativo, ma il Covid lo ha riportato in Italia.

Maionchi, lei è stato apprezzato portiere di tante realtà di D ed Eccellenza in Toscana, come si è trovato negli Stati Uniti?

«La scorsa estate sono andato a trovare mia cugina in California e ha fatto uno stage universitario. Un amico di mia cugina è osservatore e manager di soccer e mi ha portato con sé a fare dei provini. Vado con lui per gioco e riesco ad ottenere un contratto con i Los Angeles 10, squadra di terza serie statunitense. Decido allora di restare: firmo un contratto annuale e nel frattempo mi guardo intorno per un lavoro».

Come ha trovato il calcio Usa?

«La loro serie D, dal punto di vista atletico, tecnico e tattico è al livello della nostra Eccellenza o Promozione. Ma sono nettamente avanti rispetto all’organizzazione e rispetto alle strutture: l’Ecellenza e la Promozione sul campo è invece una serie A dal punto di vista degli stadi, degli ambienti, dei campi sportivi e delle persone che gravitano in una società di calcio. Tanti addetti, attenzione medica, impianti di livello e un migliaio di spettatori durante le partite. Favoloso. Sono poi andato a giocare in prestito nel Los Angeles Wolves, dove ho disputato quindici presenze, prima dello stop».

Come mai il rientro in Italia? «Sono rientrato a maggio causa le tante incertezze che ci sono in America a causa del lock down. Calcio fermo, ferme più che mai le assunzioni in tanti settori dell’economia, soprattutto nel ramo turistico. Avrei potuto continuare, ma la situazione in Usa è complicata».

In Italia a marzo c’è stato il lockdown ed ora, con tutte le difficoltà del caso, si prova a ripartire. È stata più efficace la cautela italiana rispetto alla gestione coronavirus adottata in Usa?

«Con il senno di poi, posso dire che in Usa si è inizialmente azzardato di più ed ora la situazione è assai complicata. Solo a New York c’è stata una prudenza iniziale. Per quest’anno meglio pensare all’Italia. Mi manca pochissimo alla laurea in scienze del turismo e con l’occasione del rientro mi concentrerò sugli studi e grazie alla chiamata del Lammari mantengo confidenza con guantoni e pallone».

La stagione in USA non è ancora terminata e sei formalmente ancora vincolato con i Los Angeles 10. Riuscirai a risolvere a distanza questo intoppo?

«Sono ottimista, anche se il problema è più difficile del previsto causa il lockdown. In Usa la situazione è più difficile di quanto si immagini. Con le dovute proporzioni spero di trovare una soluzione alla Beckham, che durante la sosta del campionato ha potuto giocare in Italia, con il Milan».

Perché Lammari?

«In questo periodo e viste le mie ambizioni, Lammari va benissimo. Conosco mister Minichilli, ho apprezzato l’ambiente e il ds Di Mauro».

Quali sono le tue ambizioni?

«Ho 27 anni e molte squadre puntano sul portiere under. Difficile avere spazio. Spero di far bene in questa stagione in Promozione. Poi il mio desiderio è di poter giocare qualche anno in America, alternando il calcio con il lavoro. In Usa la regola degli under non c’è. Esiste la meritocrazia». —



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