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Lucca

IL FUTURO ROSSONERO 

Catastini, quando la passione diventa una professione

Luca Tronchetti
Catastini, quando la passione diventa una professione

La nuova segretaria sportiva sin da bambina seguiva il calcio in televisione  Allegri, Lucarelli, Rugani, tanti i personaggi incrociati nella sua lunga carriera

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Luca Tronchetti / LUCCA

Il pallone al posto della Barbie. Una passione diventata una professione che ha portato Debora Catastini, 52 anni, da Santa Croce sull’Arno, dal diploma di ragioniera ad essere all’inizio degli anni Duemila una delle prime donne in Italia ammesse al corso di direttore sportivo per meriti ottenuti sul campo e non attraverso le classiche scorciatoie usate spesso e volentieri nel Bel paese. Di una cosa la neo segretaria sportiva della Lucchese va particolarmente fiera: «Dal 1987 al 2020, a parte una ventina di giorni nel Duemila quando la proprietà del Pisa era del tandem Gerbi-Posarelli, ho sempre lavorato nel calcio. Qualcosa vorrà pur dire..».

Quando ha capito che il pallone sarebbe stata la sua vita.

«In casa sin da bambina ho sempre respirato calcio. Mio zio Vincenzo Pascucci (scomparso nel 2014 a 78 anni) è stato un grintoso difensore e bandiera del Fucecchio Calcio in Promozione negli anni Sessanta e sin dalle scuole elementari guardavo tutte le partite in televisione. Tifosa della Juventus, ma soprattutto innamorata di questo sport che consideravo come uno spettacolo alla stregua di una commedia o di un film. Poi, dopo il diploma di ragioniera all’Itc, ho iniziato a curare la contabilità alla squadra della mia città: la Cuoiopelli di S. Croce sull’Arno. Era il 1987. I biancorossi militavano in C2 e i presidenti erano Mario Brotini e Adamo Puccini. Mio padre li conosceva e mi presero come amministrativa. Mi sembrò di toccare il cielo con un dito». Tra i primi giovani calciatori - poi diventati famosi sia in campo che in panchina - conosciuti un certo Massimiliano Allegri: «Ricordo che curai il suo trasferimento. Ma qualche anno dopo con il passaggio di Cristiano Lucarelli al Perugia il club di patron Brotini realizzò una bella plusvalenza».

Dopo le esperienze di Pisa e con il Cappiano Romaiano tredici stagioni vissute nel settore giovanile dell’Empoli.

«Diciamo che a Pisa, dove ricoprivo il ruolo di segretaria della prima squadra, ho conosciuto due giocatori che oggi ritrovo alla Lucchese come Daniele Deoma e Gabriele Baraldi mentre al Cuoio Cappiano ho avuto il piacere di lavorare con Oliviero Di Stefano che sarà il secondo di Monaco. Ad Empoli ho vissuto stagioni fantastiche. Per i giocatori del settore giovanile, specie per i 15-20 a convitto, ero una sorta di mamma. Assieme al professor Nino La Rocca siamo stati una sorta di tutor per quei ragazzi alcuni dei quali giocano in serie A come l’ivoriano Junior Traoré che oggi milita nell’Empoli o come Montaperto che quest’anno era alla Pianese. Oltre a dedicarmi al vivaio mi sono anche occupata dei tesseramenti degli stranieri della prima squadra. Quest’anno, dopo tanti secondi posti, l’under 16 azzurra guidata dal generoso Antonio Buscè ha vinto il campionato italiano di categoria. In quel momento ho capito che era finito un ciclo. L’Empoli ha fatto le sue scelte e io le mie. Era normale dopo 13 anni le strade potessero separarsi. Ma ci siamo lasciati da buoni amici e la stima e la considerazione è rimasta immutata».

Come s’inserisce Lucca e la Lucchese nella sua storia professionale.

«Faccio una premessa. Lucca è una città in cui ho sempre sognato di lavorare. E uno dei ragazzi dell’Empoli a cui sono più affezionata è Daniele Rugani. Conosco i suoi genitori: una famiglia stupenda, mai sopra le righe. A volte sono i genitori con le loro pretese a rovinare i ragazzi. Loro non hanno mai invaso il campo altrui e Daniele, andato alla Juventus, mi ha portato la sua maglia autografata che io ho donato a mio nipote. Quel ragazzo di Lucca l’ho sempre tenuto in mente come modello comportamentale. Ed era destino quindi che alla fine arrivassi a Lucca. Una nuova sfida che mi stimola tantissimo. Quando, qualche giorno dopo l’addio ad Empoli, mi ha chiamato Bruno Russo e sono andata a parlare in sede ho capito subito di aver a che fare con persone serie e competente. Gente che mastica di calcio. Mi occuperò, oltre alla prima squadra anche di settore giovanile dando una mano a una persona competente come Dianda».

Dal settore giovanile alla prima squadra. Cambiano regolamenti e modulistica.

«Guardi, per indole sono abituata quando non conosco una regola a chiedere a chi ne sa più di me. Dal 1987 sono nel calcio e qualcuno in federazione conosco. Non mi piace vendere fumo e d’altronde non si smette mai d’imparare. Lavorerò a stretto contatto con il ds Deoma . Su una cosa non transigo: il rispetto dei ruoli. Ognuno deve dare il massimo nelle sue competenze. Se nel calcio, ma anche nel Paese, ognuno ricoprisse il suo ruolo senza invasioni di campo, sarebbe tutto più semplice e le cose andrebbero decisamente meglio». —

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