Il Tirreno

Lucca

IL FUTURO ROSSONERO 

Lucchese, Aldo Grassi si emoziona al Porta Elisa

Luca Tronchetti
Lucchese, Aldo Grassi si emoziona al Porta Elisa

Rimpatriata dell’ultimo storico presidente che torna a trovare i nuovi dirigenti tra ricordi, rimpianti e uno sguardo al futuro

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Luca Tronchetti / LUCCA

Lo aveva promesso ed è stato di parola. «Appena gli effetti della pandemia subiranno un rallentamento verrò al Porta Elisa per salutare gli amici-dirigenti». E così ieri pomeriggio Aldo Grassi, 82 anni portati splendidamente, l’ultimo grande presidente della Lucchese ha rimesso piede in quella che un tempo era la sua casa: lo stadio Porta Elisa. «Con Mario Santoro ci sentiamo spesso. Gli avevo fatto i complimenti per la promozione in C e appena finito il lockdown ho trovato il primo giorno utile per tornare a Lucca dove ho ancora tanti amici». Caloroso l’abbraccio con il diesse Daniele Deoma, l’allenatore della Berretti, Eupremio Carruezzo, e con il presidente Bruno Russo: «E ci sono anche Monaco, Di Stefano, Baraldi, Tambellini e Alvaro. - sorride Grassi - Sembra che il tempo non si sia fermato eppure sono passati quindici anni dall’ultima volta da presidente della Lucchese. Guardi, se mi volto indietro mi viene una rabbia...Mi feci prendere la mano da quei tifosi che in Fillungo mi dicevano con insistenza e senza tanti complimenti di vendere a quel tizio, quel siriano (Fouzi Hadj). Io ero scettico e quando ho letto il contratto che non prevedeva certe clausole che sono normali per chi acquista società sportive e non lo ero ancora di più. Alla fine non ho visto un euro dal compratore tranne un credito in federazione di 200mila euro che potevo riscuotere soltanto io perché avevo la firma. Ripeto: mi è dispiaciuto tanto andarmene. Ma credo che con Egiziano Maestrelli abbiamo fatto un qualcosa di irripetibile». Guardando Carruezzo, al di là del complimenti per la forma invidiabile dell’ex bomber, Aldo Grassi sospira: «Caro Tony un errore lo abbiamo commesso tutti: io a cedere la Lucchese, tu a sbagliare quel rigore contro la Triestina. Se la palla fosse entrata invece di sbattere sul palo la storia della Lucchese sarebbe cambiata e magari eravamo ancora in serie B che è un po’ l’habitat naturale del club». Poi una visita al manto erboso e l’arrivo trafelato di Bruno Russo. Dal vecchio al nuovo presidente. «Meno male che è arrivato, le cedo subito il comando» esclama la Ruspa nell’abbraccio sincero all’ex patron. Santoro e Deoma sono pronti a coinvolgerlo. Magari in veste di presidente onorario. Grassi, lusingato e sorridente, al momento frena i facili entusiasmi: «Una cosa la posso promettere: porto ad allenarsi con la Berretti mio nipote che ha 16 anni e gioca a soccer negli States. É un centrocampista dai piedi buoni e con un maestro come Carruezzo può soltanto migliorare». Arriva, gradita, anche la telefonata dello storico massaggiatore, Alvaro Vannucchi. Grassi sorride felice. E promette di tornare presto. «Questa è casa tua» gli dicono in coro i dirigenti rossoneri. Certo, un suo ritorno anche nella semplice veste di presidente onorario sarebbe garanzia di serietà anche per l’imprenditoria locale. D’altronde sognare non costa nulla. —

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