«Saltocchio sarà la casa della Lucchese con il primo campo sintetico sul territorio»
Il direttore generale Mario Santoro spiega i progetti e fa il punto sulla situazione in attesa di comunicazioni dalla Lega Pro
Luca Tronchetti / LUCCA
Il dado è tratto. L’accordo con l’amministrazione per la concessione dell’impianto di Saltocchio consente alla Lucchese di poter programmare il futuro del settore giovanile. Perché al centro del programma sportivo resta la valorizzazione dei giovani (di proprietà o in partecipazione) e Saltocchio nel tempo dovrà diventare «la casa rossonera». Questo, almeno, secondo i programmi che lo staff dirigenziale ha in mente da tempo. «La nostra idea - dice il direttore generale Mario Santoro - è quella di realizzare nella struttura il primo campo di calcio in sintetico del territorio comunale. Una volta definito nei dettagli l’accordo con il Comune ad inizio agosto dovrei incontrarmi con Andrea Abodi che da tre anni ricopre il ruolo di presidente di B Futura, la società di scopo della Lega B dedicata allo sviluppo infrastrutturale, che ha sottoscritto con Invimit (ministero dell’Economia e Finanze) e l'Istituto per il Credito Sportivo un protocollo operativo che sta dando vita a fondi chiusi dedicati allo sviluppo dell'impiantistica sportiva nell'ambito di progetti di riqualificazione. Attraverso il finanziamento vorremmo creare nella struttura, che vedrà impegnati un centinaio di giocatori delle formazioni giovanili, un polo di aggregazione dotato di bar, ristorante e punti dedicati alla Lucchese».
A luglio incombono una serie di scadenze legate all’iscrizione in Lega Pro. Dica la verità è sorpreso che, dopo tutte le promesse di agevolazioni fiscali e finanziarie per i club di serie C penalizzati dal Covid, tutto sia rimasto inalterato e fideiussione, tasse e criteri infrastrutturali non siano stati modificati rispetto alla stagione andata in archivio?
«Sarei ipocrita se sostenessi il contrario. Da quanto si vociferava sembrava che, almeno in C, la Lega decidesse di andare incontro ai club riducendo, per esempio, l’importo della fideiussione (350mila euro) o annullando la tassa d’iscrizione in virtù anche dell’incognita tifosi che sono comunque una voce importante delle entrate di un club. Per quanto riguarda la Lucchese ci eravamo già premuniti a gennaio e quindi siamo tranquilli. Una cosa è certa: dal Covid il calcio uscirà con un ridimensionamento che era necessario a prescindere dalla pandemia. La Lega Pro dovrebbe perseguire quella che è la sua mission originaria: un serbatoio per i giovani che vogliono fare i professionisti. Giusto quindi riformare il sistema e ridurre le squadre professionistiche portandole a 60. L’importante è farlo in modo graduale e senza creare inutili terremoti. Sarebbe un grave errore e non otterrebbe consensi l’ipotesi di cancellare dal professionismo alla fine della prossima stagione una quarantina di squadre per creare due gironi di serie B. Occorre trovare con il più ampio accordo una formula condivisa».
Preoccupato per l’agibilità del Porta Elisa?
«Dobbiamo avere fiducia. L’incontro tra l’amministrazione e la commissione di vigilanza sarà fondamentale per far comprendere all’organo provinciale nominato dalla Prefettura che adesso il vento è cambiato e stavolta in ballo c’è il restyling dell’intero impianto e non le solite promesse da marinaio. Sarà quello il primo step a cui dovrà seguire il nulla osta della commissione criteri infrastrutturali della Lega Pro».
Qual è il vostro modello organizzativo di riferimento.
«Parlare di budget senza regole d’ingaggio (ad esempio l’ammontare dei proventi per il minutaggio) non ha senso. Attendiamo la prima assemblea di Lega per capirne di più. Club di riferimento? Non ne abbiamo. I nostri caposaldi sono umiltà, senso di appartenenza e lavoro. Da quei principi cardine non possiamo prescindere e sono i modelli che devono contraddistinguerci dagli altri». —
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