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Lucca

Multai Cipollini in bicicletta che era passato con il rosso e mia moglie lo seppe in tv

L.T.
Multai Cipollini in bicicletta che era passato con il rosso e mia moglie lo seppe in tv

Dopo 38 anni di servizio lascia la divisa l’ultimo “pizzardone” lucchese  aneddoti, ricordi, involontarie gag di un vigile urbano del Novecento  

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L’INTERVISTA

Ha attraversato l’era del libretto delle multe arrivando a quella dei varchi elettronici, ha consumato centinaia di penne biro per riempire verbali su verbali sino all’avvento degli strumenti elettronici e per ultimo dei droni.

Giorgio Vietina per quasi40 anni ha indossato la divisa dapprima come vigile di quartiere nelle periferie cittadine. C’erano nove distaccamenti con una sede autonoma collocata in circoscrizione. «La mia prima destinazione fu San Concordio - dice - con S. Vito e il “serpentone” di S. Anna la zona più difficile del territorio. I “bulli” del quartiere per farci dispetto in Vespa o con il Ciao attraversavano gli scalini della passerella a tutta velocità. Io conoscevo il rumore dei veicoli e facevo le multe senza muovermi dalla scrivania. Anche i ladri avevano un volto umano: ricordo di un giovane dedito agli scippi di donne in bicicletta (poi scoperto e fermato) che tutti i lunedì mattina mi faceva trovare, alla porta della sede, borse e borsellini rubati affinché riconsegnassi ai proprietari i documenti d’identità». Agenti molto vicini alla gente: «Ero in piazza S. Martino per il mercatino dell’antiquariato quando, da via delle Trombe, avvertì il rumore di un motorino smarmittato che arrivava a tutta velocità. Quando sbucò la motoretta io alzai la mano con il guanto bianco per dare l’alt. Ci fu un applauso spontaneo degli operatori di tutta la piazza. Mi sentivo un eroe e mentre il trasgressore balbettava scuse incredibili, estrassi la penna per compilare il verbale. Sfortuna volle che mi cadesse di mano e finisse a terra di punta rompendosi. Nessuno ne aveva un’altra e così dopo alcuni minuti di silenzio imbarazzante, con tutti gli occhi addosso, dovetti compilare il verbale con una penna a forma di picozza, lunga 15 centimetri, comprata ad un ambulante per quindicimila lire e che recava la scritta “..saluti dal Trentino..” Una penna che mi costò più della multa». Durante il servizio svolto a Ponte a Moriano ha vissuto l’arrivo dei primi migranti albanesi sistemati nella scuola del Piaggione. «Molti avevano la patente, ma non sapevano guidare la macchina ed erano incidenti tutti i giorni» ricorda Vietina. Quando il Comune di Lucca venne commissariato il parco auto dei vigili a Ponte a Moriano era a pezzi: una sola auto di servizio, una vecchia Fiat 126 invasa dalla ruggine. «Un giorno - racconta Vietina - mi trovai a rilevare un incidente recandomi sul posto con la vecchia 136. Il conducente di un ciclomotore era uscito di strada da solo ed era finito a terra sul ciglio che delimita la carreggiata. Stava iniziando a piovere e alzai la leva dei tergicristallo. Non l’avessi mai fatto! L’auto era così danneggiata che i tergicristallo volarono via andando a finire addosso al malcapitato a terra che si trovava ad alcuni metri di distanza. Si era formato un gruppetto, tra curiosi e testimoni dell’incidente, che si avvicinarono esclamando “vigile, vigile, il ferito sta bene”. Immediata la mia risposta “non è morto..gli scappa da ridere per via dei tergicristallo..”.

Assieme al collega Zanfabro, da tempo a riposo, Vietina elevò una contravvenzione a Mario Cipollini passato con il semaforo rosso mentre si allenava con la bici da corsa. «Mia moglie lo seppe da Emilio Fede al TG5 e una mia zia che vive a Milano, lesse in cronaca il mio nome e cognome. Subito mi telefonò “Giorgio, ma a Milano la gente dice che a Lucca non si può andare in bici perché ci sei te che fai le multe a tutti”. Voglio ricordare i sindaci e i colleghi che mi hanno aiutato e insegnato. Ho portato con orgoglio la divisa che mi ha regalato un robusto senso di legalità, sconosciuto ad un giovane un po’ ribelle. E non dimentico i comandanti che hanno guidato il Corpo ed in particolare il maggiore Pinelli, scomparso nel 2019, che è stato per me come un padre». —

L.T.

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