Lucchese, dopo un anno C siamo tornati Ora tutti uniti per il restyling dello stadio
Alle 14,30 arriva l’ufficializzazione della Figc che approva la decisione della Lega Nazionale Dilettanti e promuove i rossoneri in Lega Pro
LUCCA
Sobrietà e umiltà. Due parole che forse non piacciono nel variopinto mondo del calcio dove le roboanti promesse, quasi sempre non mantenute (a Lucca ne sappiamo qualcosa), di rapida ascesa fino alla conquista della serie A (da tenere a mente la frase di Joseph Goebbels: “più è grande la menzogna, più la gente la crederà”) si concludono con cadute rovinose e sanguinosi fallimenti. Per questo motivo era da attendesi qualche suono di clacson in più, qualche manifestazione d’entusiasmo maggiore (sempre tenendo le distanze e le mascherine come da manuale Covid 19) per un ritorno, tutt’altro che scontato, in Lega Pro nel giro di 12 mesi. Certi tifosi forse hanno la memoria corta. Perché se questi 4 moschettieri rossoneri - il presidente Bruno Russo, il direttore generale Mario Santoro, l’amministratore delegato Alessandro Vichi e il direttore sportivo Daniele Deoma - non avessero percorso a velocità supersonica l’autostrada per iscrivere l’Asd Lucchese 1905 in serie D con 350mila euro cash per essere inseriti in soprannumero nella A dei dilettanti, la vecchia Pantera avrebbe disputato il derby con la Sanvitese (massimo rispetto s’intende) in Terza categoria. In pratica la fine del calcio a Lucca. Invece ieri alle 14,30, dopo uno stucchevole tira e molla istituzionale, è arrivata l’ufficialità del ritorno in serie C che, anche la prossima stagione in attesa di una riforma, sarà probabilmente a 3 gironi. E siccome a Lucca spesso ci si divide su tutto c’è ancora oggi chi s’interroga sul futuro del club. «La C non è la D, c’è il professionismo, squadre ambiziose». Tranquilli. Queste persone, ognuna con i suoi pregi e i suoi difetti, sanno bene cosa fare la prossima stagione. Perché, parafrasando il motto di Deoma, «la Lucchese potrà anche retrocedere, ma mai più fallire». Ergo: la gestione sarà oculata. Cinque esperti confermati, altrettanti ingaggiati e una dozzina di under. Le risorse verranno dagli sponsor vicini alla Lucchese già in questa stagione e dalla valorizzazione dei giovani di proprietà e in prestito. Gestione light e passo secondo la gamba. In questa prima fase il modello Pontedera (6 giovani sempre in campo) è un riferimento importante. La domanda però sorge spontanea: quando si inizierà a parlare della ristrutturazione del Porta Elisa? Bene, la Lucchese si muove sotto traccia e ha già ricevuto dalla Soprintendenza alcune risposte ai progetti presentati. Diciamo, restando realisti, che c’è un’apertura. Importante. E l’amministrazione Tambellini, che a fine luglio 2019 diede il via libera al totem rossonero Bruno Russo, è pronta a percorrere con questa società - attraverso i necessari passaggi istituzionali - la strada che porta alla concessione (30-40-50 anni) dello stadio comunale. Tenendo sempre a mente che Egiziano Maestrelli e Aldo Grassi (Superal) impiegarono 6 anni (2 di C2 e 4 di C1) per raggiungere la B e non mollarla per 9 stagioni.
LA FESTA RINVIATA
Una semplice sbicchierata con i collaboratori che Mario Santoro ringrazia indistintamente («dal segretario agli addetti stampa, dal magazziniere al custode sino all’ultimo dei volontari) con i cronisti, vecchi e nuovi, chiamati a raccolta. Un campionato - quello 2019-20 - finito in anticipo a causa della pandemia, ma vinto con pieno merito dalla Lucchese. Quanti alla vigilia avrebbero scommesso nella promozione immediata in C? Il cronista non dimentica lo scetticismo che alleggiava a Forte dei Marmi in Coppa Italia quando più di un tifoso gli domandava «Ma ci salveremo?» e nonostante le rassicurazioni restava perplesso quando invece, un mese e mezzo prima, lo stesso tifoso era fiducioso di mantenere la C dopo la salvezza conquistata nei playout nonostante un buco di 2,5 milioni? Acqua passata, guardiamo al futuro. «Stiamo pensando a fare qualche iniziativa con il distanziamento opportuno. - dice Santoro - Voglio ringraziare i nostri sostenitori per esserci stati sempre vicino in questa impresa. Una promozione di tutti e che in particolare dedichiamo a Vittoria Cruciani e nel ricordo di Lido Marcucci». Squadra, staff e calciatori celebreranno la C con una cena in un locale di Lucca. «Doveva essere un campionato di ricostruzione, un anno di transizione e invece è stata compiuta un’impresa corale nel segno di una dirigenza seria e una struttura solida anche se appena nata» sottolinea Santoro che annuncia il rinnovato accordo per lo sponsor tecnico con la Joma. Euforico, ma senza eccessi il presidente Bruno Russo. «Siamo contenti di aver riportato Lucca nel calcio che conta. C’è stato un inizio in salita, abbiamo pagato lo scotto della partenza ritardata, ma poi ci siamo sbloccati. La svolta è stata la vittoria di Prato e dopo Caronno è cresciuta la consapevolezza che avremmo potuto farcela. Un grazie collettivo a squadra, dirigenti, collaboratori, tifosi e all’amministrazione comunale. Adesso lavoriamo sodo allo stadio che è il futuro della Lucchese». «Adesso la C è finalmente è certezza» prosegue Alessandro Vichi, amministratore delegato rossonero mentre passano Baraldi e Angeli chiamati a festeggiare. «Prima dell'estate sarà ufficializzato il progetto dello stadio e ci muoveremo per ottenere una deroga e giocare la prossima stagione al Porta Elisa». Da palazzo Orsetti arrivano i complimenti. «Esprimiamo grande soddisfazione per la promozione della Lucchese in C – affermano il sindaco Alessandro Tambellini e l’assessore Stefano Ragghianti – un giusto riconoscimento per l’impegno della squadra e per la storia che rappresenta nella tradizione sportiva italiana». E non può mancare il messaggio del condottiero: Francesco Monaco: «Sono molto felice del traguardo raggiunto con un anno di anticipo. L’unico rammarico è non poterlo festeggiare con i nostri tifosi». —
LUCA TRONCHETTI
NICOLA NUCCI
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