Il Tirreno

Lucca

futuro incerto 

Due ipotesi di rivoluzione per il campionato di serie C

Nicola Nucci
Due ipotesi di rivoluzione per il campionato di serie C

Dallo schema a 20 squadre elite più sessanta semiprofessionistiche  a quello di una grande B (a 40) e subito dopo tre gironi dilettantistici

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Quale futuro per la serie C? Un rebus ancora da sciogliere che aleggia sulla Lucchese che attende l’ufficialità sulla promozione. L’ascesa nella terza serie nazionale è un dato di fatto (manca solo il “visto” della Figc) ma il rischio è quello di trovarsi in una serie C non più di respiro nazionale e professionistica ma con uno status semi-pro, con un ridimensionamento del campionato. La gerarchia del pallone potrebbe cambiare radicalmente volto e soprattutto sostanza.

Il presidente della Figc Gabriele Gravina è deciso a dare vita a riforme strutturali per il calcio italiano, messo a durissima prova dall’emergenza sanitaria. Un’ipotesi prevede oltre a una serie A e una serie B a 20 squadre una serie C d’elité (sempre a 20) e 60 squadre divise in tre gironi di serie C standard, con la reintroduzione del semiprofessionismo: una categoria intermedia tra la C e la D che manterrebbe gli attuali nove gironi. Quasi un ritorno alla C2, tagliata nel 2014 quando si tornò alla C unica formata sessanta squadre, suddivise a loro volta in tre giorni su base territoriale (per un totale di cento società professionistiche, un numero insostenibile per il patron della Federcalcio). Un’ipotesi caldeggiata dal direttore generale del Monza Adriano Galliani che presuppone la modifica della legge 91 del 1981 per introdurre il semiprofessionismo già presente in Germania, Francia e Spagna. Ma nessuno in Europa ha un panorama di C con squadre e realtà importanti e storiche come l’Italia.

L’altra opzione ipotizza tre gironi di C dilettantistici e senza i contributi sulla valorizzazione dei giovani, risorsa vitale per la sopravvivenza delle società e un modo di fare calcio sostenibile premiando chi punta su settore giovanile e prestiti. La serie A resterebbe a 20 squadre mentre cambierebbe il formato della B allargata a 40 squadre. Una maxi B e una C snaturata e ridotta a una grande serie D. Per questa riforma spinge il presidente del Potenza Salvatore Caiata, secondo cui l’attuale sistema non può andare avanti.

Insomma, una C semi-pro o la cancellazione della terza serie? Una rivoluzione destinata a innescare polemiche, soprattutto tra le neopromosse dalla D che sarebbe penalizzate da questi format. La Lucchese non ha preso posizione, in una fase ancora interlocutoria, ma il diesse Deoma ha detto chiaro e tondo che non è corretto modificare le regole in corsa (meglio rinviare alla stagione successiva una modifica dei campionati. Intanto ieri, nel compleanno numero 115 del club rossonero, tanti tifosi allo stadio, in fila ordinata, per ritirare la mascherina della Lucchese, in omaggio agli abbonati. —

Nicola Nucci

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