La protesta
Bertocchini, mille gare e una fede incrollabile verso i colori rossoneri
L’imprenditore ha frequentato tutti i settori dello stadio «A Correggio sono entrato con un pass da osservatore»
Nicola Nucci / LUCCA
Un fedelissimo. Massimo Bertocchini, imprenditore nel settore delle forniture industriali, vede rossonero da oltre 40 anni. «Avevo 12 anni quando sono salito sui gradoni del Porta Elisa per la prima volta e nel 1969 ero insieme ai migliaia di tifosi rossoneri all’Ardenza di Livorno per lo spareggio contro Sarzanese dove il buon Orrico faceva il libero e poi sarebbe entrato nella storia della Pantera. Da allora non ho saltato una gara». A parte un breve periodo: da sempre presente a spesso presente: «Ma solo per motivi affettivi e non per mancanza d’amore per la Lucchese». Con i suoi aneddoti si potrebbe scrivere un diario rossonero. «Dai derby con il Viareggio dove c’era una rivalità goliardica, all’invasione di Ferrara nel 1978 alle sfide col Pisa. Una volta per errore sono finito nella curva nerazzurra. Ma all’epoca eravamo giovani e incoscienti. A Spezia invece ricordo una brutta avventura». Una presenza fissa al Porta Elisa. «Prima in gradinata dove ricordo gli anni in cui passava la mitica Fiat Topolino e spesso a stretto contatto con i supporter rivali. Poi i momenti indimenticabili delle trasferte: da Bologna e Salerno a quelle al Sud come Palermo e Bari o stadi storici come Vicenza e Ferrara fino a quella di Milano a San Siro con l’Inter in Coppa Italia. C’erano 4000 spettatori e duemila lucchesi. Da over 30 ho iniziato a godermi le trasferte visitando la città e fermandomi a mangiare nei ristoranti tipici. Finita l’età della giovinezza ho iniziato a seguire le partite in tribuna laterale e poi nella zona centrale dove si vede bene». Nell’album dei ricordi al primo posto c’è un’amicizia speciale. «Con la famiglia Maestrelli, prima il mitico Egiziano e poi Riccardo e i figli a cui quando è morto il padre ho portato i giornali di Lucca. L’epopea della B è scolpita nella mente e nel cuore del popolo rossonero. Pagine memorabili anche la promozione nel 1986. Dalla magica punizione di Salvi con l’Alessandria all’ultima gara col Sorso con dodicimila persone a festeggiare la C1. E poi il gol di Paci a Mestre e il sogno della A svanito. A Roma purtroppo saltai la partita di Coppa Italia della Lucchese. Mi venne la febbre. Arrivando a tempi recenti il ricordo va all’impresa di Correggio. Ero uno dei due tifosi in tribuna entrato con un pass da osservatore del Varese. Infine i playoff con il Parma e la salvezza della stagione passata cancellata da una gestione scellerata». Nella sfera del cristallo vede un futuro positivo. «Dopo tanti di fallimenti questa dirigenza capitanata da Bruno Russo sta seminando bene: ci sono le basi del rilancio. C’è un gruppo di imprenditori lucchesi decisi ad investire sul Porta Elisa con un ritorno economico per la Lucchese e la città. Dobbiamo sostenere con passione questo nuovo corso». —
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