Il Tirreno

Lucca

L’ESPERIENZA DEL MEDICO DEL GHIVIBORGO 

Malfatti in prima linea contro il Covid «Chiamato a monitorare tanti casi di ammalati finiti in quarantena»

Michele Citarella
Malfatti in prima linea contro il Covid «Chiamato a monitorare tanti casi di ammalati finiti in quarantena»

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Michele Citarella / LUCCA

Tutti in prima linea, nessuno escluso. Con il dottor Riccardo Malfatti, medico sociale del GhiviBorgo, invece di parlare di sedie D e della tenuta atletica dei calciatori si scopre che anche i sanitari sportivi - qualcuno erroneamente piò crederli estranei al contesto del virus e più protesi ad allenamenti e videoconferenze - hanno avuto il loro ruolo nella lotta al coronavirus.

Dottore, come ha vissuto queste settimane?

«Molti medici della Federazione Medicina Sportiva Italiana come me hanno abbandonato le loro abitudini professionali e sono stati chiamati anche loro a costituire una task force a disposizione della collettività per combattere il coronavirus».

Niente supporto ad allenamenti individuali e niente questioni alimentari dibattute con i calciatori del GhiviBorgo?

«Poco. L’impegno predominante è stato il Covid. In particolare noi medici sportivi siamo stati chiamati a monitorare i casi positivi meno gravi, spesso rimasti nelle case e che avevano bisogno di controlli costanti su eventuale miglioramento o meno delle proprie condizioni. Questi casi non potevano essere seguiti dai soli medici ospedalieri o dai medici di famiglia. Sino a qualche giorno non potevo neanche rispondere al telefono. Abbiamo dovuto monitorare non solo i positivi, ma anche i loro eventuali contatti. Giornate piene: da un paziente all’altro, in contatto con altri colleghi e altre strutture. Adesso si respira, i numeri nella nostra zona di competenza della Piana sono in calo. Incrociamo le dita».

Parliamo un po’ del GhiviBorgo.

«Sempre in tema contagi, dobbiamo dire che è andata bene che dopo la partita contro il Chieri non ci siano state conseguenze. C'erano timori e a qualche altra squadre è andata peggio. Il campionato si è fermato nel momento migliore della squadra sul piano fisico, ma non è un dramma. Nella testa di molti c’è altro a cui pensare».

Finirà la stagione di serie D?

«Attendiamo di vedere se ci saranno dei protocolli e se saremo in grado di rispettarli. In C, D e nelle categorie regionali la vedo dura. Gli ambienti non permettono distanziamento se non allenandoci in piccoli gruppi, mentre i ritiri e l’isolamento daI familiari e altri è impossibile da realizzare. Meno che mai i tamponi a tappeto. Resta solo la sintomatologia. Senza considerare che potrebbe mancare il pubblico. Per chi si giocano le partite dei dilettanti?». —

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