Gioco
La versione rossonera di Lena tifoso che vive dentro la partita
Da anni il suo posto è tra il campo e la tribuna, subito dietro le panchine: «Si vede male ma si gusta di più la tattica: Pagliuca mi voleva sempre lì»
LUCCA
Dentro la partita. Come un allenatore in campo, come se la giocasse anche lui. Riccardo Lena segue da una vita la Pantera e il suo rito è di posizionarsi tra la tribuna e il campo, nello spazio dietro le panchine. «Mi piace vivere la partita dal punto di vista tattico, ascoltare quelle che dicono gli allenatori, le istruzioni che danno ai calciatori, le strategie tattiche. E non mi piace sentire discorsi da chi di calcio capisce poco e parla a vanvera. Quando vedo la partita sono come in trance. Dietro le panchine magari si vede peggio ma si segue meglio dal punto di vista degli allenatori come piace a me». Anche il vulcanico Guido Pagliuca, tecnico della Lucchese promosso dalla D alla C1 nel 2014 nell’impresa di Correggio, gli chiese di restare sempre alle sue spalle, in quella posizione ormai storica nelle partite al Porta Elisa. «Era scaramantico e ogni volta il magazziniere Lido Marcucci, purtroppo scomparso, mi portava le chiavi del cancello giallo e la lista della formazione. Pagliuca mi disse che voleva che si ripetesse sempre questo rituale portafortuna», racconta il manager della Sofidel, multinazionale del cartario. Un cultore del calcio giocato, praticato da giovane e poi da allenatore al timone anche di una squadra amatoriale in cui giocavano anche Silvio Giusti e Gabriele Baraldi (oggi collaboratore tecnico di Monaco e Carruezzo), ex rossoneri di lungo corso. «Avevo "preso" anche Deoma, attuale diesse rossonero, altro mio amico, ma ormai aveva dato la parola ad un’altra squadra», dice Lena che tifa Lucchese da quando ero piccolo. «E non ho più smesso, avevo 6 anni, andavo con mio babbo che però non mi portò a Ferrara, la trasferta per eccellenza con 6 mila tifosi rossoneri: piansi tutta la sera, il mo grande rammarico».
Sul suo mito rossonero non ci sono dubbi: Corrado Orrico. «L’Omone è stato un grande allenatore, un innovatore, un calcio spettacolare, la promozione in B, la Coppa Italia vinta a Palermo. La partita delle partite invece è stata la finale playoff del 2002 con la Triestina nonostante l’amarezza per avere visto sfumare la B: una partita epica, incredibile, emozioni che ancora tocco con mano. Ma anche lo stadio stracolmo col Sorso nel 1986. Poi la goliardia dei derby col Pisa, ma anche Livorno e Spezia o la trasferta di Venezia nel 1990 in traghetto con le bandiere dei pirati e Picone che faceva cantare tutti. Poi purtroppo anche stagioni tribolate, spesso per vicende giudiziarie e non sportive, come la Lucchese della stagione passata che si è salvata a Bisceglie, una lezione da ricordare. Adesso vedo un progetto serio per il futuro».
Lena ha sposato il nuovo corso targato Russo-Santoro-Deoma-Vichi. «Se saremo promossi in C sarà meritato. Al là dell’amicizia parlano i fatti e non mi risulta che nessuno avanzi un centesimo da questa società. La correttezza, la credibilità e la gestione oculata ti fanno andare lontano. Poi anche sul piano sportivo è stato fatto qualcosa di importante spendendo un terzo di Prato, Caronnese e Chieri che sono dietro a noi. E soprattutto questa dirigenza ha riportato umanità, da tempo non mi sentivo così bene al Porta Elisa. Chi mastica calcio sa che in C ci vogliono meno soldi che in D perché ci sono i contributi valorizzando giovani come Nannelli e Papini e più sponsor. Con un nuovo stadio possiamo tornare a sognare». —
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