Gioco
«Senza aiuti economici e sgravi fiscali sui circoli rischia di calare il sipario»
Parlano i gestori degli impianti di calcetto, alle prese con una serie di spese e senza incassi
LUCCA
Un aiuto concreto dalle istituzioni per far ripartire un’attività che, pur se privata, è di forte aiuto per le famiglie e s’inserisce in un ambito sociale che va salvaguardato. Il coronavirus ha messo in ginocchio gestori e proprietari di impianti di calcetto o di tennis che dopo 2 mesi di stop si trovano a fare i conti con bollette da pagare (acqua, luce e gas) e ritardi sulle manutenzioni delle strutture che debbono essere risistemate e sanificate in attesa di una riapertura ancora lontana da venire e che sarà sicuramente successiva al 18 maggio. Vittorio Tosto apprezzato personaggio del mondo del calcio e da oltre 10 anni gestore degli impianti dietro la curva Est dello stadio Porta Elisa intitolati alla memoria degli ex rossoneri Vignini e Fiondella, richiama l’attenzione sull’esigenza di gestori e proprietari delle strutture di ripartire con l’attività almeno nei mesi di luglio e agosto per salvare il salvabile: «Noi abbiamo 300 ragazzi che frequentano la scuola calcio. Da due mesi i bimbi sono fermi. Niente tornei, niente compleanni, niente calcio a sette amatori. Con una serie di spese da affrontare per la risistemazione dei campi. Quando sono andato l’altro giorno l’erba era alta più di un metro. Bisogna tagliare, pulire, concimare, dare il diserbo. E poi gli spogliatoi e il bar vanno disinfettati, imbiancati, sanificati. Servono un paio di settimane per rimettere tutto a norma. Ho calcolato un costo di 7-8mila euro. In più ci sono i costi vivi (bollette più conguagli) che vanno a gravare sui mancati incassi. Ho tre dipendenti, tutti in cassa integrazione e devo sopperire alle spese con risorse che avevo messo da parte. Se non si riprende nel giro di un mese molti circoli dovranno chiudere i battenti perché a settembre non ce la faranno a ripartire. Lo Stato deve intervenire con contributi e l’amministrazione sgravare i titolari di impianti sportivi di imposte e balzelli almeno per il 2020. Luglio è la nostra dead line. Se la fase 3 non arriva per quella data e non riapriamo con i camp estivi e le attività ricreative e ludiche che sostituiscono quelle scolastiche per cercare di arrestare l’emorragia, i centri sportivi si giocano la stagione e una bella fetta di futuro». Sulla stessa lunghezza d’onda Alberto Francesconi , ex attaccante anche della Lucchese, che gestisce i campi sportivi della SPM (gruppo Perini) a Mugnano: «Devo solo ringraziare la proprietà che per marzo e aprile ha sospeso il pagamento dell’affitto dei campi. Ma le utenze (luce, acqua e gas) superano i seimila euro. Se lo Stato o l’ente pubblico non ci vengono in soccorso rinegoziando i costi vivi e i privati non abbassano gli affitti per noi calerà il sipario. Io gestisco da un decennio tre campi da cinque e uno da 7 e per recuperare le perdite di questi mesi mi occorre tempo. E rateizzare non è una soluzione perché mi porto il debito avanti nel tempo, ma tanto prima o poi lo debbo pagare e sarebbe solo un buttare la palla più avanti. La mia è una srl e se le istituzioni non mi danno una mano sono costretto a mettere in liquidazione l’azienda». C’è voglia di risollevarsi ripensando ai propri spazi e rinnovando la propria offerta agli appassionati in perfetta sicurezza. Questa la filosofia del Circolo El Nino della Santissima Annunziata e del Poggio di via del Tiro a Segno. Una delle ricette per il futuro prossimo si chiama padel come spiega Massimo Costalli, conosciuto nel mondo del calcio per i trascorsi di calciatore e allenatore in S. Anna e S. Pietro a Vico e gestore del circolo El Nino: «L’attività principale per noi è sempre stata il calcio a cinque e a sette, con l’ospitalità di squadre dilettantistiche e giovanili e tornei amatoriali. Questa passione comune a tanti giovani e meno giovani avrà con ogni probabilità una flessione per impossibilità di mantenere il distanziamento. Prima della pandemia e dello stop, ci stavamo attrezzando investendo risorse per realizzare un campo di padel, una variante del tennis con campo da gioco circondato da vetri e griglie con cui si può interagire: non esiste il "fuori campo", ma non è possibile giocare direttamente sulle sponde. Questo sport è già consolidato con strutture importante a Roma e a Follonica. Non faremo concorrenza a chi ha campi da tennis, ma ci limiteremo solo a rendere un campo di calcetto in modo polivalente, adattabile ad altre discipline, pronto ad avere le porte con reti quando il calcetto tornerà ad essere sicuro. Voglio essere positivo invitando i proprietari delle strutture e le istituzioni a puntare sulla dilazione di pagamenti e tasse». Sulle necessità di un sostegno delle istituzioni il parere di Costalli trova concorde anche Michelangelo Troysi, proprietario della struttura del Poggio di via tiro a segno, a S. Anna: «Quando ho chiuso la struttura, avevo ancora i campi da tennis chiusi dai “palloni bianchi” che hanno costi importanti. In questo periodo di stop ho provato a contattare imprese che potessero chiudere i palloni antifreddo, ma quelle ditte dovevano rispettare le prescrizioni. Le perdite sono state importanti». Le altre grandi risorse del poggio sono il calcetto e il ristorante pizzeria. Troysi: «Sono due attività di aggregazione per eccellenza. Sul calcetto, attendiamo regole certe, forti di poter garantire igiene e distanziamento negli spogliatoi, che al Poggio sono ampi e confortevoli. Anche per il tennis pronti a giocare con guanti e misure di sicurezza necessari. Ci stiamo confrontando tramite chat con maestri e istruttori di tennis. Abbiamo in mente anche iniziative per combattere un senso di pigrizia e di adagiarsi che può crearsi dopo mesi di divano e pantofole». —
Luca TRONCHETTI
MICHELE CITARELLA
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